Medica

“E in principio la scienza medica si considerava parte della filosofia, in quantoché e la cura dei morbi, e la contemplazione delle cose naturali, sono note per opera dei medesimi autori, avendo specialmente ricorso alla medicina coloro che il proprio corpo avevano nella quiete delle meditazioni e nelle notturne veglie infralito. Perciò, sappiamo molti filosofi essere stati in quella scienza, periti: fra i quali celebratissimi Pitagora, Empedocle e Democrito. Discepolo di questi poi, come alcuni credettero, Ippocrate di Coo, fu primo invero, fra tutti i degni di ricordanza, che dalla filosofia separò questa disciplina [la medicina]” [Celso, Della medicina, I, Proemio].

L’Associazione Igea conserva l’inscindibile unità nella stessa persona del filosofo e del medico, così come la concezione tradizionale pitagorica del filosofo vuole.

La philosophia divina è stata istituita dal Dio Apollo nella sua teofania vivente, Pitagora, il Dio, in quanto Intelletto Ipostatico è il Medicvs Divino Eterno, in Lui ogni Sapienza e perciò ogni Salute.

L’epiteto medicvs che indica la virtù del Dio è composto dalla radice med-, madh-, che indica l’atto di misurare, di produrre misura, e dal verbo dicvs, proveniente da dicere, dico. Il termine medicvs , letteralmente significa “misuro dicendo” o “dico misura”, in quanto Intelletto Divino Eterno, Apollo è il principio della misura essenziale di tutti gli enti, parola inespressa di Dio, Zeus-Devs, Apollo è colui che costituisce le cose, gli enti, secondo la loro essenza, prima che si manifestino nell’esistenza. Perciò il Dio è colui che dà alle cose l’essere, con il suo atto intelligibile di “dire” in modo ineffabile e inarticolato, conferisce misura essenziale eterna. In quanto Dio della Medicina, Apollo possiede dunque “l’arte di costituire la misura essenziale dell’ente dicendo”, per analogia, attraverso la parola di verità, il vero medico, che costituisce la presenza di Apollo nell’immanenza, esercita la medicina, ovvero l’arte di costituire l’ente secondo la sua essenza, la sua misura eterna, secondo il suo vero bene.

È medicvs solo colui che conosce l’essenza eterna di tutte le cose e attraverso l’arte della medicina, che è l’arte di misurare con il verbo di verità, costituisce ogni cosa in atto secondo il suo essere proprio, statuendo così l’ente nella sua Salvs-Hyghieia. Colui che pone in atto l’essenza dell’ente secondo la sua misura propria è vero medicvs, il solo che costituisce la vera salvs.

Ora è possibile comprendere perché Pitagora è Medico Divino Integrale, egli, attraverso philosophia, vera medicina, rende possibile attuare l’essenza dell’uomo, che è intelletto, al fine di costituirlo nel suo bene, ovvero nella contemplazione divina perfetta dell’Essenza del Bene, o di Dio, contemplazione che per esso è vera Hyghieia-Salvs.

La salute è uno stato dell’essenza dell’ente, per quanto riguarda l’uomo, la cui essenza è intelletto–nous, la salute comporta la liberazione dell’intelletto da ogni limite-malia proveniente da anima e corpo, veicoli dai quali il vero soggetto, il vero uomo, è costretto, e ai quali è sottomesso nella condizione titanica in cui patisce malia-malattia. L’assenza di ogni passione, costrizione, limite e condizionamento dall’intelletto, costituisce la pienezza della salvs dell’uomo, la quale evidentemente non può essere ridotta ad uno stato del corpo o dell’anima, ma inerisce solo ed esclusivamente all’essenza intellettiva, a quella essenza che coincide con il vero essere della persona umana.

Il termine latino Salvs ha una corrispondenza diretta con il termine greco Hyghieia, il quale indica ad un tempo lo stato di liberazione conseguito dall’intelletto, e dunque la riattualizzazione della contemplazione metafisica immediata e della beatitudine perfetta inerente la sua natura, e gli effetti che questa contemplazione liberatrice costituisce nell’immanenza della persona esteriore, nell’anima e nel corpo.

La parola Hyghieia è fondata sulla radice vg-, hyg-, avg-, presente anche in parole come avges o ojas, questa radice esprime la sostanza gloriosa e spirituale dell’intelletto, la sua igneità eterea e luminosa, la sua vita sostanziale, la sua forza ontologica, attraverso la quale regge l’anima e il corpo. Hyghieia pertanto indica specificamente sia la potenza dell’intelletto nella sua nudità, sia lo stato rigenerato, restituito all’attualità operante, della potenza di vita eterna dell’intelletto. Non a caso Aristotele definisce Hyghieia come l’attività contemplativa perfetta, la potenza intellettuale in atto, e, allo stesso tempo, lo stesso nome viene dato a Sophia, la sapienza, il pieno possesso del conoscere vero costituito dalla intellezione, pienamente in atto. La liberazione dell’intelletto dalla soggezione alle operazioni sensibili e razionali, comporta la riattualizzazione della sua sostanza-potenza ignea, Hyghieia, e, allo stesso tempo, la risoluzione, mediante ignizione prodotta dall’atto di tale sostanza, della sensibilità corporea, della riflessione psichica e della costrizione ad esse relativa. Hyghieia-Salvs, equivale dunque alla ignizione completa, alla perfetta intellettualizzazione, spiritualizzazione della “corporeità”, ovvero, in senso più lato, di ciò che costituisce la “costrizione” della luce intellettuale nel misto psicofisico determinato dalla corporeità .

L’intelletto reso sanvs, cioè integro, unitario, e salvvs, salvo, cioè svincolato, sottratto al male della “costrizione” psichica e fisica, è ristabilito nel suo stato normale dalla palingenesi, uno stato nel quale fruisce della perfetta beatitudine eterna, intrinseca alla sua natura. Ciò comporta la soluzione completa dell’alienazione psicofisica e la riduzione dell’ente determinato alla natura ignea dell’intelletto, il risultato è costituito dalla risoluzione dell’ignoranza, dell’illusione temporale, della soggezione a nascita e morte.

In accordo a quanto la tradizione divina afferma, la presenza dell’attività dell’intelletto sapiente nell’anima, o nella città, rende immanente il Governo di Dio e la sua Giustizia, così nel sapiente non è presente solo l’arte medica autentica, ma anche la vera politica, perciò egli è il solo che attraverso la medicina nella persona e la politica nella città può costituire la eirene–pax e la omonoia-concordia, qualità che, nei rispettivi ambiti, esprimono la presenza in atto dell’unità dell’essere divino nell’immanenza e dunque costituiscono il vero bene.

Perciò la filosofia tradizionale è medica, ma anche politica, e si occupa ad un tempo della salute privata e della salute pubblica.

La filosofia medica tradizionale è dunque analoga alla politica religiosa, essa tratta della realizzazione della salute nella “città” individuale, l’anima e l’intera persona, mentre la seconda si occupa della realizzazione della salute nella “persona” civile. La filosofia medica tradizionale è perciò sempre anagogica, come la politica religiosa, in quanto comporta un’ elevazione verso l’alto dell’anima, finalizzata alla sua liberazione dalla corporeità e all’assimilazione all’Intelletto Divino. Grazie all’azione anagogica che si compie nella via filosofica si svolge l’anabasi per la quale il principio essenziale della persona umana, il suo intelletto individuale, può essere svincolato dalla malia-male che lo affligge e lo sottopone a sofferenza. Perciò la filosofia autentica è allo stesso tempo vera medicina, la quale è essenzialmente un’arte spirituale, anagogica ed iniziatica, quindi non può essere affidata al profano o all’insipiente, né può essere distaccata dalla prassi filosofica. Il falso medico, così come il falso filosofo, nella sua ignoranza, vincola sempre di più l’intelletto, e l’anima dell’uomo che si rivolge a lui, al corpo e al sensibile, così lo fa sprofondare nel male e nello sviamento radicale dalla sua salute.

L’Associazione Igea, in conformità alla tradizione filosofica pitagorico-platonica che rappresenta, svolge un’azione di denuncia di ogni deviazione e degenerazione dell’arte medica autentica e consente all’animo di liberarsi dall’illusione delle false medicine che non conducono in alcun modo alla salute. Al contempo l’Associazione permette di compiere il percorso volto al completo risanamento, quella via filosofica che conduce alla realizzazione dell’autentica salute-sapienza, uno stato dell’essere intellettivo dell’uomo pienamente virtuoso e totalmente incorruttibile, nel quale l’animo è stabilito nella beatitudine eterna, fuori da ogni dipendenza dal corpo e dall’anima, dalla morte, dal tempo e dal mondo.

Perciò, a differenza di altre istituzioni, impropriamente autodefinite filosofiche o addirittura “pitagoriche”, l’Associazione Igea conserva la medicina integrata nella filosofia e denuncia ogni riduzione della medicina a mero trattamento dell’anima isolata e alienata dalla sua essenza intellettuale, o addirittura a trattamento esclusivo del corpo, isolato sia dall’anima che dall’intelletto.

Celso dice giustamente che Ippocrate fu il primo a separare la medicina dalla filosofia, o meglio, a ridurre la medicina a mero trattamento dell’uomo naturale e contingente, caratterizzato dalla condizione titanica. Questa deviazione ippocratica aliena l’uomo dalla salute e lo relega al mutamento perpetuo delle condizioni psichiche e fisiche, senza più alcuna possibilità di trascendere la contingenza, per risolvere la corruzione e la soggezione alla morte.

La malattia, di ordine psichico o fisico, ha il suo principio nell’ignoranza metafisica, nello stato di anoia del novs immanente nell’anima, dalla anoia derivano la mania e la amathia [Platone, Timeo, 86b], a causa delle quali le facoltà dell’anima sono private della loro attività virtuosa, misurata secondo l’essenza, in special modo a causa dell’anoia, l’anima è privata della consistenza nell’Essere, nel Vero, in Dio. Dal primo costituirsi della soggezione dell’anima al male, derivano le diverse patologie psichiche e dunque anche i diversi vizi morali e comportamentali, a loro volta i vizi alterano la qualità ed anche la quantità degli spiriti vitali, i quali vengono perciò frastornati e dissipati. Con l’alterazione della vitalità le facoltà psicovitali si squilibrano e si indeboliscono, in tal modo gli umori si corrompono e la costituzione del corpo si degrada, fino a causare la morte e dunque la disgregazione prematura del composto umano vivente.

Secondo Celso, prima che le civiltà antiche fossero soggette ad un’avanzata corruzione morale e quindi prima del diffondersi della lussuria e dell’accidia, i corpi degli uomini non erano fiaccati dalle intemperanze e dalle passioni, perciò non esisteva una medicina grossolana distinta dalla religione o dalla filosofia. Poi, quando la corruzione spirituale si è accresciuta, la medicina esteriore, volta maldestramente a trattare solo gli effetti della deviazione morale, si è staccata dalla religione ed anche la filosofia, Ippocrate è la personalità esemplare in questo senso, egli ha favorito la prevaricazione della medicina e la sua alienazione dalla vita religiosa dell’uomo, trattando pressoché esclusivamente il corpo. La medicina esteriore, fino al V sec. a. C., , non era diffusa né in Grecia, né a Roma [Celso, Della medicina, I, Proemio], poi, una volta costituita assume un’importanza crescente, ma incontra una opposizione, una reazione si è prodotta, volta a ripristinare lo stato precedente la deviazione dalla tradizione religiosa.

Platone richiamò la medicina a subordinarsi, o meglio, a reintegrarsi nella filosofia, la stessa azione svolse Aristotele e diversi altri filosofi medici, fino a Galeno, il quale affermò chiaramente che il medico deve essere filosofo. [Celso, Quod optimus medicus sit quoque philosophus]. Nei secoli successivi, sia per motivi religiosi che filosofici, la medicina è stata subordinata e integrata nella scienza sacra, per cui il medico è sempre stato religioso o filosofo. Solo con la genesi della modernità e la distinzione della scienza fisica dalla scienza metafisica, si è prodotta una separazione della medicina dalla filosofia tradizionale, la quale poi si è ridotta al solo trattamento sensibile del corpo dell’uomo, perciò la medicina degenerata ha completamente abbandonato la sua funzione di costituire la salute-sapienza.

L’Associazione Igea conserva l’originale unità di Filosofia e Medicina, e indica nella Filosofia la sola medicina possibile per l’uomo, perciò opera affinché sia rettificata ogni deviazione ed ogni degrado a questo proposito.

Alla radice dei moti smisurati dell’anima vi è sempre solo l’ignoranza, perciò per risolvere i disturbi psichici, morali e corporali, si deve risalire alla causa unica di tutte le alterazioni, l’ignoranza. Ma l’ignoranza si risolve solo con la conoscenza e la conoscenza si acquisisce solo con la filosofia, dunque la filosofia è l’unica via che consente di giungere alla salute dell’anima e perciò dell’uomo.

La filosofia, in quanto via alla sapienza, deve essere considerata la sola vera medicina, perché cura in particolare la guida dell’anima, l’intelletto, il nous. Se “l’uomo è diverso dal suo corpo” [Alcibiade Maggiore, 133c.], e se l’uomo non è “altro che anima” [Ibidem,131 b], in particolare il principio dell’anima, la sua essenza “più divina… simile al Dio” [Ibidem, 136 a ], allora la disciplina che cura l’uomo autentico, incorruttibile, è la disciplina dell’autentica salute, la sola che porta alla conoscenza e alla cura di sé, perciò anche alla temperanza [Platone, Repubblica, 444 d], dalla quale deriva anche un certo stato del corpo. Curare se stessi, curare l’uomo in sé, ovvero curare l’intelletto sono la stessa azione, dato che la filosofia cura l’intelletto, dunque è la disciplina che permette la vera cura di sé, dell’essere vero dell’uomo. Ne deriva altresì che solo il sapiente è vero medico, perché è il solo che possiede la sapienza e può condurre alla sapienza, mentre “nessun medico [del corpo] e nessun maestro di ginnastica, in quanto tale, conosce se stesso” [Ibidem, IV 444d ], perciò il falso medico erra nella cura dell’uomo, in quanto lo considera corpo e si occupa della cura del corpo, perciò non potrà mai condurre alla salute.

La conoscenza e la cura di sé, e dunque anche la medicina e la salute, sono di dominio esclusivo della vera filosofia, solo essa può curare l’uomo in se stesso e risolvere l’ignoranza che è principio di ogni male e ingiustizia.

L’Associazione Igea ritiene parziale e inefficace la filosofia che non è anche integralmente medica, che non tiene conto che l’anima incarnata patisce lo stato del corpo e non può attuare una vera catarsi se non attua un’accurata igiene filosofica della vita corporale. In primis va perseguita la retta temperanza, finalizzata alla realizzazione dell’ottima costituzione psico-vitale-umorale, la quale, nella filosofia medica pitagorica originale costituisce la base della via filosofica alla sapienza.

La misura dell’ottima costituzione divenne il criterio di riferimento dell’igiene naturale che Alcmeone tradusse al di fuori della scuola medica filosofica crotoniate, elaborando quella originaria definizione della salute del corpo come “temperamento ben proporzionato delle qualità”, ten symmetron ton poion krasin [Alcibiade, 24b, 4d-k] che è stata adottata per molti secoli dalla medicina tradizionale fino al Rinascimento.

Ma la concezione filosofica dell’ottima costituzione del corpo fu profanata, attraverso alcuni passaggi fu prima isolata dal suo contesto pitagorico, poi fu sovvertita nel suo senso intimo e così alterata fu adottata dalla medicina ippocratica, la quale non era più fondata filosoficamente, né orientata al fine di sophia. Fu proprio a far principio dalla separazione dell’igiene filosofica dal suo contesto iniziatico che ebbe origine la medicina profana, attenta alla sola dimensione vitalistica e umorale della costituzione del corpo dell’uomo brotos.

Ippocrate e la sua scuola favorirono la dissacrazione della medicina la quale isolata dalla dimensione religiosa, magico e teurgica, filosofica e iniziatica, perché la sua natura e divenuta strumenti di inganno e sviamento. Rivolgersi all’uomo, considerandolo corpo e ignorando la sua natura di brotos, significa procedere a partire dall’ignoranza, dalla malia-male, per favorire la soggezione dell’anima al male, al determinismo delle leggi naturali immanenti al divenire e al ciclo della generazione e della corruzione.

Per conservare la via filosofica nella sua completezza ed efficacia, occorre sempre tenere in considerazione che ogni pratica medica deve essere fondata sulla pratica filosofico-religiosa, solo in questo modo può essere attuata una vera medicina dal carattere anabasico, anagogico e catartico, finalizzata alla vera salute.

La medicina, arte sacra costituita dal Dio Apollo, costituisce gli enti in atto secondo la misura della loro essenza, perciò può essere esercitata solo dal sapiente medico che ha praticato filosofia, egli è il solo che può ricostituire l’essere dell’uomo, l’intelletto in atto secondo la sua misura, la sapienza. Perciò il vero medico agisce solo per svincolare l’anima dal corpo ed evita di farla sprofondare in esso, mediante la ricerca di azioni contingenti subordinate al corpo o al benessere edonistico di tipo sensibile. In conclusione solo la terapeutica filosofica e spirituale può risanare l‘uomo e ricostituire in atto la sua essenza, liberandola da ogni forma di sofferenza e di soggezione al male.