Integrale

L’Associazione Igea presenta una via filosofica integrale, espressione di una sapienza metafisica assoluta e di una corrispondente realizzazione metafisica perfetta.

La dottrina dell’Unità Suprema è esposta nella prima ipotesi del Parmenide [Platone, Parmenide, 137c-142 a], la tradizione dei Maestri ha presentato questa dottrina come l’essenza della sapienza pitagorico-platonica. E commentari al Parmenide si sono succeduti nei secoli come espressione della disciplina più elevata della via filosofica e iniziatica platonica, una disciplina che introduce direttamente alla realizzazione metafisica integrale.

In Damascio, ultimo grande maestro della scuola di Atene, la dottrina dell’Unità Suprema tocca il suo vertice assoluto. Già Giamblico aveva parlato di “Principio Ineffabile” , trascendente l’Uno e, a fortiori, il mondo intelligibile, trattando del principio assolutamente scevro da ogni relazione e opposizione ed altresì privo di ogni intelligibilità e perciò rigorosamente inconoscibile secondo i modi determinati della conoscenza, che conservano una quale si voglia traccia di relazionalità.

Damascio ha spinto l’ineffabilità di ciò che trascende l’Uno all’estremo. La Realtà Assoluta non è solo oltre l’Ente Intelligibile, ma è anche oltre l’Uno sovraintelligibile, ma non può essere intesa come Principio, Fondamento, Origine, ecc., o in ogni altro modo, perché in questa maniera viene determinata e perciò arelazionata a qualche altro ente. Pertanto anche il termine Uno-Uno, che può servire a indicare l’assoluta unità arelazionale, potrebbe sembrare abbastanza adeguato, tuttavia conserva una certa determinazione, di qualche tipo. A rigore perciò, l’Assolutamente Ineffabile trascende ogni predicazione e ogni identità, anche l’infinità e l’assolutezza, termini che conservano una traccia di correlatività al finito e al relativo, perciò non sono assolutamente ineffabili.

Essere oltre il male, ma anche oltre il Bene, è un’indicazione che, nel cuore della tradizione divina, descrive il possesso della perfezione, della sovraconoscenza ineffabile della Realtà Suprema.

Per il fatto di possedere nel suo essere proprio la perfezione di dottrina e disciplina, la filosofia pitagorico-platonica va considerata rigorosamente integrale, essa condivide questa integralità con le principali tradizioni metafisiche come il Taoismo, il Buddismo Mahayana e lo Zen, il Vedanta Advaita, la Gnosi Cristica Integrale, il Sufismo, ecc.

La disciplina filosofica che conduce il filosofo ad attingere la Sophia perfetta e la visione epoptica assoluta, si trova disseminata in diversi dialoghi platonici ed è trattata ampiamente nella tradizione esoterica, ovvero nella tradizione di tipo orale che dal I secolo d.C. viene trasferita progressivamente nelle scritture, dando luogo a quella nuova fase della tradizione che i moderni studiosi definiscono impropriamente col termine di “neoplatonismo”.

Gli stadi e i modi della realizzazione metafisica integrale, nell’ambito della tradizione pitagorico-platonica, sono già definiti nell’ambito del sodalizio pitagorico crotoniate originario, sono poi trattati da Platone nei Dialoghi, in particolare nella Repubblica, nel Simposio, nel Fedro, nel Fedone, ma sono stati particolarmente approfonditi dai Maestri tardo antichi, da Plotino fino a Proclo e Damascio.

L’aspirante alla realizzazione deve presentare qualificazioni precise a priori, poi deve realizzare una completa conversione di tutta la sua anima e di tutta la sua persona nel senso della vita filosofica, quindi deve farsi discente e sottomettersi all’Autorità Divina e al magistero regolare, rispettando rigorosamente la tradizione e gli Dei che l’hanno costituita in principio e la rendono fruibile ancora oggi. Se l’aspirante ha la possibilità di entrare in una istituzione filosofica tradizionale regolare, molto rara nel tempo attuale, le sue possibilità di riuscita si accresceranno notevolmente.

In generale l’ascesi realizzativa prevede alcune tappe, la prima delle quali è la ricostituzione dell’ordine microcosmico della “persona individuale”, un ordine che sussisteva ai primordia aurei.

Attraverso la ricomposizione della pace isonomica delle facoltà si ricostituisce il retto rapporto dell’anima con il corpo, così tutta l’individualità psico-fisica si riallinea perfettamente all’ordine immanente dell’Essere, all’intelligenza divina che costituisce il principio dell’anima individuata.

In questo modo viene riattualizzata l’epifania dell’Intelletto Divino Trascendente nel cuore del filosofo, perché sono sospesi i moti estrovertiti delle diverse facoltà psichiche.

Ogni ingiustificato attacco alla prassi morale delle tradizioni spirituali o filosofiche è un atto temerario, ogni indicazione volta ad eludere questa prima tappa della realizzazione, ogni presunzione di oltrepassarla in un balzo, in nome di una sedicente via metafisica “sovramorale”, è sviante e irregolare.

Parlare poi del realizzato, di colui che ha effettivamente raggiunto uno stato di sovramoralità o di sovraritualità, al termine di un’ascesi metafisica integrale, come di uno stato alla portata dell’umanità indistinta, è causa di deviazioni e di illusioni pericolose.

Dall’Oriente all’Occidente, la prima tappa della via ha sempre un carattere morale, catartico e purificatorio, e non può essere elusa in alcun modo, chi reputa altrimenti si colloca fuori dalla disciplina regolare.

Una successiva tappa della anabasis filosofica è costituita dall’ascesa dell’intelligenza psichica nei cieli o nelle scienze cosmiche, fino al loro principio universale. Le successive elevazioni celesti corrispondono a diversi gradi di contemplazione o di iniziazione, condivisi da diverse tradizioni spirituali, contemplazioni di natura formale che conducono l’anima al limite del cosmo, superando il quale essa accede al dominio puramente intelligibile e informale dell’ascesa. Per pervenire alla pura intellezione occorre che l’intelletto sia separato da ogni relazione con la psichicità discorsiva e la cosmicità, così potrà costituirsi l’accesso ai Grandi Misteri.

La terza tappa della via richiede che l’intelletto separato, dopo aver ottenuto il primo stato divino occorre svolga, di grado in grado, nella sfera intelligibile fino al suo apice, l’Essere Intelligibile, l’Essere che è, il primo Ente. Nell’Uno che è, l’intelligenza operante, “oggettivante”, si estingue, nell’ultimo atto dell’intvs-legere, dell’in-ire in se stesso, il conoscente si arresta e si risolve nella sua essenza originaria, con la sua estinzione cessa ogni soggettività correlata ad una oggettività distinta.

Nell’Uno che è, Theion Noeton, Divino Intelligibile, l’intelletto riposa indispiegato nell’atto immediato di autoconoscenza di Sé, nella quale si annulla ogni distinzione di soggetto e oggetto.

Raggiunto il vertice della conoscenza determinata, dove intelligere ed essere coincidono in un unico atto essenziale, rimane solo “il passaggio” al Mistero Supremo dell’Unità Assoluta, nel quale si compie, nella Presenza Infinita, la perfezione della en-stasis nella enosis, che svela l’Identità Suprema e oltrepassa ogni dimensione intelligibile determinata e perciò anche ogni conoscenza essenziale.

Nella Suprema enosis si compie la risoluzione completa di ogni limite, perciò la realizzazione di ciò che è assolutamente senza traccia coincide con la Realtà Suprema Totalmente Ineffabile.

Alla realizzazione metafisica “ascendente” segue la realizzazione “discendente”.

L’ascesa ha un carattere “risolvente”, in quanto ciò che si svela, la Perfezione Plenaria, è sempre presente e immutabile, perciò le operazioni dell’ascenso ineriscono alle potenze determinate delle facoltà immanenti dell’animo, che vengono risolte, estinte e trascese, nella pura non dualità dell’Unità Suprema.

La realizzazione “discendente” invece è “henofanica”, perché riattualizza le facoltà a partire dall’Uno, come potenze dell’Uno, ciò permette di rendere immanente l’Unità Suprema in ogni piano e veicolo dell’esistenza, fino all’espressione del “corpo fisico”.

In questo modo l’essere divino, perfettamente glorioso, dell’Uomo Perfetto, glorifica e rende augusto tutto ciò in cui immane, dal Principio Supremo procede in assoluta gratuità libera, per mediare la presenza del Dio Supremo nel luogo del “vuoto” e della “dissomiglianza”, costituito dalla Esistenza Universale. Questo atto completa l’integralità della perfetta realizzazione.

Per attuare l’integrale realizzazione metafisica occorre partecipare realmente ad una tradizione religiosa o filosofica regolare, la sola che consente una tale realizzazione, in modo completo e rigoroso.

Non basta aderire esteriormente o virtualmente ad un’istituzione spirituale, tantomeno basta l’erudizione libresca da studioso profano, occorre superare il dominio della conoscenza dottrinaria riflessa, la quale, per quanto regolare essa sia, non è che principio virtuale di un’ascesi effettiva.

Una cosa è la retta concezione della Realtà Metafisica e della sua realizzazione, un’altra è l’autentica “liberazione”.

Diverse persone non hanno nemmeno raggiunto un’adeguata e compiuta formazione dottrinale regolare, ma ritengono erroneamente di possederla, perciò si illudono e rinunciano a compiere una vita ordinata alla continua prassi religiosa o filosofica ascensiva, nonostante ciò pretendono di atteggiarsi come sapienti realizzati.

Un’autentica realizzazione metafisica si consegue solo con una vita concreta dedicata all’attuazione della Unità Suprema, della Misura Integrale dell’Essere Puro. La irregolarità si nota nell’assenza o nella limitazione di una effettiva ascesi, nello stazionare nell’erudizione libresca dopolavoristica, nell’illusione di aver realizzato contenuti dottrinali, attinti in modo esteriore e irregolare.

Nei falsi filosofi appare disordine, intemperanza, passionalità, o ancora profanità, identificazione al corpo, all’ombra, al nascere e al morire, ecc. La mancanza di un’autentica conformazione di tutta la persona alla via si manifesta anche nella trascuratezza generale della condotta di vita più elementare, nella presenza di stati di malattia più o meno gravi, nella conservazione negligente di diverse alterazioni psichiche correlate a quelle corporee.

Occorre fare attenzione oggi, nell’età della parodia finale della filosofia, certi eruditi o professori assumono determinati atteggiamenti, perciò vengono scambiati per sapienti o filosofi, come custodi della sapienza metafisica integrale, ciò è veramente ingannevole e deleterio.

L’arresto nella conoscenza rappresentativa e discorsiva umana, non trascesa ontologicamente, né henologicamente, né integrata peraltro in una vita rituale e morale compiuta, determina l’illusione della conoscenza, del possesso di un punto di vista apparentemente trascendente e sintetico.

Nella maggioranza dei casi il falso filosofo scambia la rappresentazione immaginativa e dialettica della realtà metafisica e della realizzazione inerente, per la loro realtà effettiva. La sua anima, lasciata riflessivamente a se stessa, si autosuggestiona sempre più, si infatua di sé, si compiace della sua illusoria conoscenza e si gonfia di una superbia crescente e nella presunzione di conoscere e di essere, rimane intrappolata nella gabbia che da se stessa si è costituita, eliminando la retta discenza.

In definitiva l’ascesi filosofica è possibile solo nel rispetto della prassi tradizionale, al di fuori di essa vi è solo deviazione e illusione, ma comprendiamo bene perché si elude la prassi, oggi le anime sono fragili, deboli, senza vigore virile. L’ascesi è dura, crea timore, fuga, ma non c’è scampo, o si passa per la via o non c’è liberazione dal male, artifici ingannevoli non possono trovare alcuna approvazione.

L’Associazione Igea intende custodire con fermezza la via filosofica che consente di attuare la realizzazione metafisica perfetta ed integrale, perciò mette in luce tutti limiti che certe vie filosofiche o religiose non integrali comportano, così come indica gli errori che provengono dall’assolutizzazione di concezioni limitate dell’Assoluto, del Bene e della sua realizzazione.

Devono essere poi considerate errate ed illusorie tutte quelle dottrine e quelle pratiche che limitano la concezione dell’uomo in senso psichico e perciò non consentono di accedere alla conoscenza dell’autentica verità e di realizzare l’adeguata liberazione dal male, dall’ignoranza.

L’Associazione critica poi ogni errore e ogni distorsione, fino alla completa sovversione, compiuti nella presentazione di “pratiche realizzative” che non hanno alcun carattere spirituale, né liberano dalla malia-illusione, ma sviano l’anima dalla sua salute e ne aggravano la condizione di sofferenza e illusione.

La metafisica è stata limitata in Occidente fin dall’opera aristotelica. Lo Stagirita ridusse la metafisica alla “scienza dell’Ente in quanto Ente” [Aristotele, Metafisica, Libro Tau, 1-3], ovvero al dominio dell’Uno che è, poi, dopo Aristotele, Zenone, fondatore della Stoa, ridusse ulteriormente la visione metafisica alla sola dimensione dell’Anima del Mondo e del suo principio razionale universale.

Ma l’Associazione Igea non limita la sua visione metafisica e filosofica all’aristotelismo, né allo stoicismo, né a fortiori agli sviluppi in senso volontaristico e moralistico di quest’ultimo, inoltre prende la massima distanza da ogni filosofia di tipo edonistico, come quelle epicurea e cirenaica.

Stabile nella metafisica integrale pitagorico-platonica, l’Associazione mette in luce anche i vari tentativi, illusori e ingannevoli, posti in atto ai nostri giorni al fine di recuperare la “pratica filosofica antica”, plagiando sia Socrate, sia lo stoicismo, ma anche l’epicureismo, in funzione della costituzione di una vana e ingannevole “cura di sé” e di una professionale “consulenza filosofica”.

Il “consulente filosofico” ha la presunzione di interpretare le diverse “visioni del mondo” presenti nei singoli individui umani, quando in realtà è privo del più elementare possesso di una visione rigorosamente metafisica ed integrale, la sola che trascende tutte le prospettive visuali e dunque può costituire il criterio di verità per intendere i molteplici aspetti, relativi e contingenti, delle singole determinazioni conoscitive inerenti a ciascun soggetto determinato.

Questo indirizzo del “counseling filosofico”, svia il soggetto da un’autentica liberazione dall’errore, dall’ignoranza e perciò dall’illusione e dal male, quindi rende impossibile una vera risoluzione della sofferenza, ma, al contrario costituisce e ricerca la sofferenza quasi come un esercizio permanente, fino a scambiare l’habitus malato per un habitus sano.

L’Associazione Igea afferma dunque la vanità e la irregolarità di questi tentativi “filosofici” e indica nel recupero regolare della partecipazione dell’uomo alla tradizione filosofica integrale, la vera via per procedere alla cognizione della verità inerente la Realtà e il Bene, affinché l’anima possa procedere ad una vera realizzazione della salute, risolvendo definitivamente ogni sua sofferenza.

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