La via filosofica alla vera Sapienza-Salute

Dopo aver definito la salute dell’uomo come stato di attualità della sua vera essenza, l’intelletto, attualità che coincide con il suo vero bene, esaminiamo ora in breve la via che conduce alla realizzazione della sapienza-salute, trasmessa dalla tradizione filosofico-medica pitagorico-platonica nei secoli fino ad oggi.

L’autentica salute implica una perfetta attività del soggetto essenziale, perciò non può essere raggiunta mediante azioni esteriori al soggetto, essendo la salute uno stato sostanziale non accidentale, né può essere soggetta a mutamento una volta acquisita.

La sapienza-salute si consegue al termine di un processo nel quale il soggetto, inizialmente passivo, diviene perfettamente attivo, perciò  in ultima istanza, il soggetto, deve raggiungere da sé la pienezza della sua attività, altrimenti non può essere definito effettivamente sano, sapiente.

In accordo con la tradizione la salute dell’uomo equivale alla sapienza, la quale, come abbiamo visto, stabilisce nell’anima, come nel corpo, la giustizia.

La sophia e la diké, e dunque la simmetria, devono essere assolute e complete, altri stati non devono essere considerati come salute, in quanto la salute autentica è unica, indivisibile e perfetta, non soggetta alla quantità relativa del più o del meno. Senza ricadere negli errori della dottrina della “affezione perpetua”, tutti gli stati intermedi fra la compiuta malattia e la compiuta salute non possono essere definiti realmente “salute”, tuttalpiù stati di relativa approssimazione alla salute, se vi è tendenza ad essa, o stati di relativa malattia se non si tende alla salute. In senso generale esiste una sola sapienza, una sola prudenza, una sola anima ben temperata, un solo corpo di ottima costituzione.

Questi sono modelli immodificabili, tutto ciò che se ne allontana è più o meno manchevole di salute, perciò non si identifica allo stato perfetto di salute, che non muta.

Gli stati transitori di approssimazione o di allontanamento dal modello retto, non esprimono la misura e l’essenza della salute, che non deve essere considerata variabile. Dobbiamo scartare allora le posizioni che affermano che vi può essere una salute eccellente e una mediocre e una salute solo sufficiente, perché se questi termini possono avere un qualche significato nel considerare la “salute del corpo”, nella quale si ha l’introduzione di elementi quantitativi, per quanto riguarda l’autentica salute, e perciò la sapienza, la verità o si conosce o non si conosce, ciò che è prossimo alla verità rimane errore, e lo stesso vale per la giustizia.

Il processo che conduce alla salute consente di liberare progressivamente il soggetto dalla costrizione dell’errore e perciò dall’ignoranza, la disciplina filosofica permette perciò di riattualizzare lo stato dell’anima che la catabasi e l’incarnazione riducono alla latenza.

Si può dire che l’elevazione alla sapienza costituisce un’elevazione dell’anima alla virtù propria del suo essere intellettivo, in quanto la virtù di un ente esprime sempre lo stato di piena e libera attività dell’ente stesso.

Nello sviluppo del processo di risanamento il soggetto realizza gradi relativi di virtù, ciascuno di essi può essere considerato come un’approssimazione allo stato di possesso della perfetta virtù dell’animo, perciò può essere definito formalmente “grado relativo” di salute, che inerisce all’attualità di facoltà inessenziali, ordinate però, dunque relate, al fine ultimo di sapienza. Perciò fino al conseguimento della pienezza della virtù del suo essere, dell’intelletto, lo stato di vera salute, nel quale l’uomo sarà restaurato nella sua natura essenziale originale, non potrà essere attuato.

Le virtù che si conseguono nell’itinerario alla salute-sapienza costituiscono i beni specifici del corpo, dell’anima e dell’intelletto, la loro qualità è inerente alla natura di tali enti.

Le virtù naturali sono presenti quando l’attività delle facoltà vegetativa, appetitiva e sensibile dell’anima, nel loro rapporto con il corpo, sono conformi alla loro misura e perciò esprimono un aspetto della temperantia, la quale influisce sulla robusta forza vitale, sull’ottima costituzione umorale e sulla compiuta bellezza corporale.

Quando sussiste la simmetria del corpo ciò rivela anche la euexia, cioè la retta attuazione della disposizione delle facoltà dell’anima in rapporto al corpo. Quando ogni atto delle facoltà dell’anima che reggono il corpo avviene in modo conforme alla sua natura e si svolge secondo ragione, perciò presenta una precisa conformità all’intelligenza e alla misura dell’essere, allora si può parlare di “salute relativa” del corpo.

Le virtù morali o etiche riguardano l’azione pratica che l’anima svolge fintanto che è associata al corpo, perciò attengono alla vita sensibile e ineriscono alla facoltà razionale dell’anima, in quanto principio dirigente la vita corporea e si riassumono nella prvdentia, perfezione della ragion pratica, scienza del bene e del male morale, e dunque anche disposizione del retto giudizio circa l’azione da compiere per attuare il sommo bene dell’uomo.

Le virtù razionali, dianoetiche o contemplative, riguardano l’attività della ragione svincolata dal corpo, un’attività che si produce nell’elevazione all’intelletto, in funzione dell’attingimento della conoscenza teoretica della Verità e del Bene Eterno.

La realizzazione della perfezione della concezione distintiva e dianoetica del Vero e dell’Essere costituisce la scientia e conduce la ragione al principio  della sapientia. 

Dalla scientia procede la prvdentiaivstitia dell’anima anche in rapporto all’intelligibile

Quando  nell’anima è presente  la  virtù equivalente alla retta attuazione della sua essenza razionale si può parlare di salute relativa dell’anima, in quanto ogni atto della ragione è conforme alla sua natura e si svolge secondo l’accordo con l’intelletto, perciò presenta un’adeguata conformità alla  misura dell’Essere Divino.

La virtù intellettiva o noetica riguarda l’attuazione dell’intima natura dell’intelletto e viene raggiunta quando l’attività della ragione dialettica, discorsiva e riflessiva, e il relativo grado della contemplazione mediata, vengono risolti e trascesi nella pura intellezione.

Il superamento della dimensione psichica e razionale permette di conseguire la sapientia divina, la conoscenza immediata e diretta dei principi e delle cause eterne di tutte le cose, una conoscenza grazie alla quale viene eliminato definitivamente ogni male-malia, di ogni ordine e grado, dall’essere dell’uomo.

Nella pura attività intellettiva, sciolta da corpo e anima, il soggetto fruisce della beatitudine eterna e della salute autentica ed essenziale, in questo compimento l’intelletto egemonico si svincola completamente dalla sfera naturale psicofisica e si installa nella sfera sovrannaturale, nella quale non vi è più mutamento, contingenza o corruzione.

Quando sussiste la virtù dell’intelletto, la sapientia, cioè la retta disposizione dell’intelletto all’Essere, si può parlare della salute propria dell’animo, in quanto il suo atto è conforme alla sua natura e si svolge in completa unione con l’Essere Intelligibile. Perciò nella sapientia, l’intelletto, essenza dell’uomo, presenta un’immediata conformità all’Essere e alla relativa Misura Principiale, una conformità che equivale all’effettiva ed immutabile salute.

Il processo che conduce alla realizzazione della natura integrale dell’uomo, non si arresta all’attuazione della solo essenza individuale, ma procede fino all’attuazione della perfezione della natura universale dell’uomo.

L’intero processo realizzativo può essere perciò distinto in due stadi, il primo stadio attiene al conseguimento della salute individuale, il secondo attiene al conseguimento della salute universale, che costituisce la perfezione della salute integrale.

Con il primo conseguimento l’animo si colloca al principio della sfera sovranaturale o metafisica, con il secondo compimento l’animo realizza la Identità Suprema, la perfezione della sua natura metafisica integrale. Adoperiamo il termine natvra secondo il suo significato filosofico-religioso tradizionale, in particolare ci atteniamo alla definizione trasmessa dalla tradizione pitagorico-platonica relativa alla natura intesa come attività, non come sostanza.

Natvra, Physis, è la facoltà generatrice dell’Anima del Mondo, mediante la quale essa fa apparire l’Essere, immutabile e indispiegato, dispiegato nella successione, nel mutamento e nel divenire.

Il termine natvra è composto dal tema nat-vs, che è participio presente di nasci, ‘nascere’e dalle terminazioni vrvsa, suffissi del participio futuro. Perciò natvra significa, letteralmente, l’ente che è per generare, per fare nascere, il principio che genera, che dà la nascita, ciò che distingue l’esistente apparente dall’Essere reale, il nato dal non nato, il diveniente dall’immutabile.

L’Anima del Mondo, nella sua funzione naturante, presiede alla distinzione dell’essenza e dell’esistenza, perciò dà luogo agli enti distinti e alla loro successione formale e ordinata, in accordo all’Intelletto Divino, costitutore delle essenze degli enti, secondo una finalità necessaria precisa.

L’Anima del Mondo, in quanto Natvra Universale, presiede alla generazione, allo sviluppo e alla corruzione, di tutto ciò che la sua azione naturante determina nell’esistenza formale. La sfera ontologica e divina dell’Essere immutabile eterno trascende nascita e morte, mentre la sfera del mutamento, della successione, del divenire, è caratterizzata dalla nascita e di conseguenza dalla morte, dalla generazione e dalla corruzione. La prima sfera è sovrannaturale, la seconda è naturale, la prima è sovramondana, la seconda è mondana o cosmica. Inoltre, il piano dell’Essere immutabile, in tutta la sua compiutezza, è il piano metafisico, quello dell’esistenza, del divenire, è il piano fisico della physis, della natura, in tutta la sua estensione.

La scienza fisica o cosmica, comprende dunque l’interezza del dominio della Natura e perciò anche dell’Anima del Mondo, sia nel suo dispiegamento universale che nelle sue determinazioni individuali, mentre la scienza metafisica o sovracosmica, comprende invece l’interezza del dominio sovrannaturale, perciò è una scienza che trascende la fisica e si dispiega dall’Intelletto Divino, nella sua totalità, fino all’Essere Intelligibile Principiale, per includere anche, nella sua integralità, la sovraessenza dell’Uno Infinito e Assoluto.

Dalla scienza metafisica dei principi e delle cause assolute ed eterne derivano tutte le scienze fisiche e dunque le conoscenze inerenti i diversi enti particolari, la scienza metafisica è quindi, per sua natura, metapsichica, in quanto trascende il dominio dell’individualità e attiene puramente all’universale, perciò oltrepassa le limitazioni dell’esperienza e della coscienza della individualità umana ed è una scienza puramente intellettiva e immediata, completamente conforme all’essenza dell’oggetto e dunque infallibile e inopinabile.

Rigorosamente parlando, l’essenza dell’uomo individuale è costituita dall’intelletto, ma esso ha il suo principio trascendente nell’Intelletto Universale, il quale, a sua volta, fonda sull’Essere Intellegibile, il quale infine è trasceso dall’Uno in quanto Bene.

Perciò il soggetto individuale può trascendere la sua determinazione modale, risolvendo la sua distinzione attraverso l’integrazione nell’Intelletto Ipostatico e poi, mediante “il fiore dell’intelletto”, può compiere la sua identificazione con l’Essere Intelligibile Eterno.

Ma la Realtà Ultima, su cui fonda l’essenza dell’uomo, è costituita dal “fiore o fondo dell’anima”, nel quale la stessa anima coincide col Centro Totale della Realtà, con l’Uno, con Apollo inteso nella sua natura ultima.

Perciò nell’Uno il fiore dell’anima svela la sua identità col Principio Supremo, mentre nell’Essere Intelligibile il fiore dell’intelletto risolve la sua determinazione essenziale, così non si distingue dall’Ente Principiale.

La distinzione dell’essenza dell’intelletto determinato e quindi la determinazione del principio dell’anima individuale dell’uomo, dall’Unità dell’Essere Intelligibile, si produce con l’atto di costituzione dell’Intelletto Universale che contempla immediatamente l’Essere Intelligibile stesso, ma l’individuazione dell’intelletto dell’uomo costituisce solo un atto modale determinato della intellezione totale, perciò la sua contemplazione “vede Dio” secondo un dato modo, mediante l’Intelletto Divino.

Al momento della determinazione dell’anima-ragione si costituisce anche la coscienza riflessa, ad immagine dell’intelletto, in questo modo l’identità psichica individuale si distingue dall’immediatezza dell’attività intellettiva, poi a causa della catabasi l’anima-ragione si associa al corpo,  determinando un centro somatico di coscienza sensibile esteriore, quel centro di identità al quale si identifica comunemente il soggetto carnale ordinario e che costituisce l’ego di riferimento nello stato di veglia corporeo.

L’alterità primitiva dell’anima individuale costituisce il principio della sua “nascita”, della sua “generazione” in quanto anima riflessa e immaginale.

La primitiva polarità determina la distinzione relazionale dell’anima rispetto all’intelletto e al dominio sovrannaturale, metafisico e divino, solo la risoluzione anagogica dell’anima-ragione nell’intelletto potrà ricostituire la situazione originale, nella quale il senso di esistenza e l’illusione di nascita e morte non erano presenti.

L’anima e la ragione costituiscono il limite dell’uomo naturale, limite che include anche il dominio corporale, mentre l’intelletto, la più intima essenza dell’uomo individuale, costituisce il suo principio sovrannaturale, puramente divino, il principio nel quale è trascesa la specifica individuazione psicofisica.

La pienezza dello stato naturale umano si realizza dunque nella perfetta attualizzazione della ragione e dunque dell’anima, in conformità all’intelletto, mentre l’accesso allo stato sovrannaturale, divino, si realizza mediante la reintegrazione dell’anima nell’essenza dell’uomo, l’intelletto.

Perciò l’uomo si dispiega nel dominio naturale quando attua il vivere secondo la ragione nella sua pienezza cosmica o mondana, mentre si dispiega nel dominio sovrannaturale e divino quando attua il vivere secondo il puro intelletto sovratemporale.

Il primo stadio della via conduce alla perfetta prudenza-saggezza illuminata dall’intelletto, il secondo stadio della via porta alla perfetta sapienza, all’intellezione immediata dell’essenza degli enti divini e umani.

L’ascesa realizzativa completa, attraverso il compimento delle diverse virtù, secondo la tradizione pitagorica-platonica, porta alla salute integrale.

Le virtù naturali ed etiche, contenute nella virtù civile, attengono al composto vivente impegnato nell’azione esteriore, nella vita pratica; alle virtù civili seguono le virtù catartiche che si ottengono con la separazione dell’anima dal corpo e perciò purificano dal sensibile e dalla  morte.

Una volta raggiunta la separazione catartica dell’anima dal corpo possono essere conseguite le virtù razionali, dianoetiche o contemplative, attraverso l’ascesa nelle  scienze cosmologiche  nei cieli relativi.

Al culmine della scienza dianoetica separata, l’anima è pienamente conformata all’intelletto ed è pronta per risolversi in esso.

Fattasi poi intelletto l’anima realizza la sapienza ed attinge alla sfera divina e sovrannaturale, nella quale esercita la virtù intellettiva, noetica o teurgica, nel possesso della noesis-sophia. Raggiunto lo stato intellettivo, l’anima dell’uomo si è ricomposta nel suo principio e ha riacquisito la sua piena attualità originale, il termine finale della sua azione, la sua salute sovrannaturale.

Ma la via filosofica integrale non si arresta a questo punto, perché la realizzazione metafisica si estende agli stati sovraindividuali dell’essere, pertanto la tradizione ci consegna la prassi attraverso la quale l’intelletto dell’uomo si integra nell’Intelletto Divino fino a raggiungere il suo apice, l’Essere Intelligibile, l’Uno che è, nel quale risiedono eternamente i modelli essenziali, perfetti e divini, delle virtù, le misure stesse delle virtù proprie di Dio in quanto Padre della Manifestazione Universale.

La realizzazione delle virtù paradigmatiche o esemplari costituisce la perfezione della realizzazione dell’essere secondo l’essenza, oltre a questo stato di realizzazione si raggiunge la trascendenza perfetta, la realizzazione metafisica suprema, che oltrepassa l’Essenza Divina fino allo svelamento dell’Identità Suprema che esiste fra il fondo dell’anima e l’Uno sovraessenziale e sovraintelligibile, che costituisce la enosis secondo l’Unità Principiale. Ma la enosis perfetta, assolutamente non duale, la semplificazione, aplosis, totalmente arelazionale, l’assoluta e ineffabile inconoscenza dell’Apoteosi Perfetta, richiede un altro “passaggio”, l’ultima apollinizzazione, che risolve ogni appoggio e condizione ad ogni grado. [Damascio, Trattato dei Primi Principi, I, 18-27.].

Dunque la tradizione ci ha consegnato diversi stadi di realizzazione della sapienza-salute.

Il primo stadio inerisce alla sapienza-salute individuale, costituita dalla rigenerazione-palingenesi dell’anima nel suo principio immediato, l’intelletto, con la quale si produce la liberazione completa dell’anima dalla generazione e dalla corruzione, dalla nascita e dalla morte, dalle condizioni  proprie al mondo sensibile e infero.

La separazione dell’anima dal corpo e la sua assimilazione all’intelletto, consente di sottrarre l’ente psichico individuale alla “seconda morte”, fissandolo nella stabilità dell’intelletto incorruttibile.

Questo stadio di realizzazione corrisponde anche a ciò che, nella tradizione misterica, equivale al dominio dei “piccoli misteri”, che comprendono  tutto lo sviluppo delle possibilità dello stato umano individuale, considerato nella sua integralità, ciò comporta essenzialmente l’attuazione della perfezione della conoscenza “naturale”mondana o cosmica.

Il secondo stadio della realizzazione della sapienza-salute, ha un carattere compiutamente sovrannaturale e porta alla perfezione della conoscenza metafisica essenziale, che ha un carattere sovracosmico.

Il dominio di questa realizzazione corrisponde a ciò che nella tradizione iniziatica equivale ai “Grandi Misteri”, che riguardano propriamente la realizzazione degli stati sovraumani o sovraindividuali dell’essere, perciò sviluppano tutto ciò che attiene alla Natura Divina in Se Stessa.

Il secondo stadio dell’iniziazione filosofica è affrontabile solo a partire dalla separazione dell’intelletto dall’anima, da tutto ciò che è psichico e cosmico, solo questo isolamento consente di trascendere il dominio dell’Anima del Mondo e del Demiurgo, per penetrare nel Pleroma Divino, fino alla Suprema Epopteia.

Una volta trasceso il dominio dell’Anima del Mondo e con esso il tempo e il divenire, l’intelletto determinato può essere reintegrato nell’Intelletto Universale, fino alla compiuta identificazione con l’Essere Intelligibile.

A questo punto la tradizione divina indica l’iniziazione suprema, che si ottiene nel dominio dei Misteri Supremi con la realizzazione dell’Identità Suprema.

La perfezione della Sophia Assoluta, e della relativa Epignosis Integrale, costituisce il termine ultimo della prassi filosofica pitagorico-platonica ed equivale alla salute integrale, perfetta e totale.

Descritto da Platone, approfondito da Plotino, Proclo e Damascio, lo stadio supremo della via filosofica è ciò a cui tutta l’organizzazione dell’Associazione Igeatende.

Perciò l’istituzione accompagna il soggetto non solo alla sapienza-salute individuale, ma consente ad esso di elevarsi anche al vertice della sapienza-salute universale, fino a sciogliere anche il nodo dell’Essenza Principiale, per attingere a ciò che trascende l’Essere Intelligibile stesso, la Realtà Suprema.

In questo compimento consiste la perfezione universale della realizzazione metafisica integrale, e quindi della vera e perfetta sapienza-salute, di fronte alla quale i gradi relativi di sapienza-salute non sono che immagini, in ultima istanza illusorie.