Pitagora Divino Fondatore della Filosofia

Con il passaggio dell’umanità a una fase minore del suo ciclo integrale, avvennero dunque mutamenti psichici, morali, politici e religiosi significativi. Le forme arcaiche dell’esperienza della realtà metafisica si occultarono quasi completamente in ogni civiltà e tradizione religiosa.

All’interno delle diverse religioni tradizionali connesse all’identità metafisica di ogni popolo, prese a differenziarsi e ad enuclearsi una nuova posizione, data dalla comparsa, e specialmente dall’emanciparsi, della coscienza distintiva, della volitività umana e dell’individualità psichica, parallelamente allo sviluppo estroversivo della facoltà della ragione-logos rispetto all’intelletto-nous.

Alla pura visione noetica fondata e integrata nelle cause divine si oppose, prima, e da questa si emancipò poi, la visione logico-discorsiva esteriorizzata, orientata verso i fenomeni e perciò distinta dalle cause divine. La funzione dianoetica della conoscenza mediata, della rappresentazione distintiva, dell’astrazione concettuale prese il predominio, occultando progressivamente, nella maggioranza degli uomini, l’attività noetica, la conoscenza immediata e l’aisthesis nous, funzioni che permettevano il coglimento diretto dell’unità divina trascendente e una visione animata della Natvra–Physis e della Legge, Ratio-Logos, unitaria e universale, che la regge.

La dimensione metafisica pura, la visione noetica diretta, la conoscenza universale certa si confinarono nelle aristocrazie spirituali, nei collegi sacerdotali, nelle magistrature sacrali, negli ordini sapienziali, nelle organizzazioni misteriche, ecc. Con l’occultamento progressivo della visione unitaria del reale, si perse, quasi completamente, anche la visione unitaria primordiale delle civiltà e delle religioni e il senso originario delle stesse. Fu così che, negli ordini misterico-sapienziali e nei collegi sacerdotali aristocratici, cominciarono ad essere elaborate modalità per mantenere la memoria metafisica delle origini e la conoscenza metastorica unitaria delle civiltà. Fu così che in Occidente, in Italia, fu formulata per la prima volta la dottrina della Sapientia Vniversalis, quale principio costitutivo dell’Esistenza Universale e dell’unità originaria delle singole civiltà sacre nelle quali l’umanità primordiale si è differenziata.

Pitagora, manifestazione diretta dell’Apollo Iperboreo, cioè dell’Intelletto Divino Totale e della Sapienza Eterna ad esso inerente, Diana, raccolse in sé l’essenza dei divini misteri espressi in diversi centri sacri del mediterraneo e li riformulò in una sintesi unica e totale, riportandoli alla loro funzione essenziale originale. In questo modo costituì il principio di una tradizione che si è sviluppata da allora come una divina luce, insuperata nell’Occidente fino ad oggi.

Pitagora, epifania del Dio Apollo, riordinò in una specifica sintesi provvidenziale il sapere misterico e sacerdotale delle diverse tradizioni religiose mediterranee e fondò la scuola iniziatica italica di Crotone. La scuola aveva come fine primario la formazione del sapiente, politico e medico, della persona la cui conoscenza del Divino consentisse di attuare la Salute, pubblica e privata. La sapienza politico-medica pitagorica era conseguita mediante l’iniziazione completa ai misteri divini, un’iniziazione che comprendeva l’acquisizione sia dell’arte medica che dell’arte politica, il possesso unificato di queste arti costituiva il fondamento per l’attuazione del Bene, sia nel dominio personale, sia nel dominio civile. La missione provvidenziale pitagorica si volgeva, attraverso tale indirizzo, alla rigenerazione delle aristocrazie religiose e civili delle città italiche e mediterranee. L’influsso della scuola crotoniate si sviluppò in breve tempo fino a Roma e produsse effetti significativi sulla nobilitas romana, in virtù dei quali l’élite procedette alla ridefinizione della prassi civile e religiosa dell’Urbe, integrando il Mos Maiorvm con elementi fondamentali del Verbo di Pitagora [Ferrero, L., Storia del pitagorismo nel mondo romano, Forlì, 2008].

Il Divino Maestro Pythagoras, in un periodo dell’umanità in cui il possesso della visione noetica della realtà era presente ormai in pochissimi sapienti divini, “rivelò” la Divina Philosophia e aprì nuovamente “la via alla Sapienza”, affinché gli uomini non sprofondassero completamente nell’oscuro oblio della sensazione, e dunque nella malignità radicale. Pitagora rivitalizzò le religioni e i misteri antichi, compì inoltre un riadattamento delle modalità attuative del Palaios Logos, espresso nello Hieros Logos delle religioni gentilizie fino a quel tempo, costituì così un Neos Logos, adatto all’umanità dell’ultima fase dell’età oscura, un’umanità afflitta in prevalenza dall’ottenebramento dell’intelligenza noetica.

La philosophia, o “amore di sapienza”, non è un’istituzione umana, essa è stata costituita da Pyth-Agoras, presenza di Apollo. La radice pyth– è la stessa che si trova nell’epiteto Pythios, proprio al dio Apollo, si ritrova poi anche nelle parole sancrite Buddhi, Buddha, rispettivamente significanti l’intelletto intuitivo e colui che è fatto di intellezione intuitiva.

La radice Pyth-, Budh-, esprime l’atto intellettivo, l’attività illuminatrice dell’intelligenza. Se ad essa accostiamo agoras, il “foro” cittadino, il centro di riunione della “parola”, del logos, otteniamo Pyth-agoras, “l’attività illuminante dell’intelligenza nel foro interno del logos”, nel luogo centrale dell’anima e del mondo. Il termine Pitagora indica dunque l’immanenza attiva dell’Intelletto Ipostatico, la presenza attuale dell’Intelletto Divino Trascendente, Apollo Geometra, Medico o Musagete, nell’immanenza del mondo, dell’anima, della persona sensibile, della società civile. Quando l’intelletto dell’anima si è pienamente integrato nell’Intelletto Divino, nell’anima si stabilisce la presenza di Pitagora-Apollo, in virtù della quale la persona vivente prende il Suo Nome e svolge la Sua azione provvidenziale.

È facile comprendere perché Pitagora, costitutore della Divina Filosofia, fosse considerato la teofania di Apollo, in quanto l’Intelletto Divino in atto, immanente all’anima, costituisce la teofania dell’Intelletto Divino Eterno, di Apollon in quanto nous, nel cuore dell’uomo. Perciò Pitagora, ossia l’Intelletto Divino in atto che illumina il foro interno del logos, in quanto Intelletto Divino immanente nell’anima, dà il nome alla persona sensibile. Pitagora è dunque la presenza immanente e terrena dell’Eterno Apollo, il quale si è mediato al mondo provvidenzialmente nello stesso Pitagora, per aprire agli uomini, oramai caduti nell’oscurità della corporeità, la via alla Sapienza Divina, la Philosophia.