La Tradizione filosofica pitagorico-platonica dal Rinascimento ad oggi

Quasi un millennio di persecuzioni non riuscirono ad interrompere la continuità della tradizione della Sapienza Divina in terra ellenica, così Gemisto Pletone poté riattualizzare integralmente il Palaios Logos nella forma trasmessa dalla rivelazione platonica, nel principio del Rinascimento greco.

Pletone volle recuperare prima la teologia cristiana di base platonica, come fecero diversi umanisti italiani e specialmente l’Accademia Fiorentina, per poi andare fino alle radici del puro platonismo, per restaurare, attraverso di esso, la religione integrale dei greci, per procedere infine ad elevarsi all’Unità Trascendente delle Religioni e della Sapienza Eterna Universale, che costituisce la quintessenza di ogni religione. Da questa posizione unitaria e suprema Pletone ha svolto il suo magistero, riattualizzando il Palaios Logos sia in Grecia che in Italia. Inoltre si impegnò per dar luogo alla palingenesi della religione divina originale e della corrispondente civiltà ideale.

Anche in Italia vi è testimonianza di una continuità della pratica di alcuni culti romani antichi durante tutto il Medioevo, inoltre vi è evidenza della conservazione della specifica tradizione virgiliana, così come dell’applicazione alla restaurazione della filosofia platonica.

La tradizione occulta della Sapienza Eterna è certamente giunta a Dante, ma anche a Petrarca, al quale si deve l’avvio del Rinascimento italiano.

Nel Rinascimento italiano la Sapientia Primordialis si rimanifestò in modo palese, grazie al pieno recupero della metafisica integrale tradizionale pitagorico-platonica.

Petrarca, e i successivi umanisti, maturarono il loro progetto di rinascita sulla base della consapevolezza che un lungo periodo di degrado e di oscuramento aveva interessato la civiltà romano-italiana, modello di ogni civiltà e splendore dell’umanità. Con l’occultamento e il travisamento della tradizione sapienziale e civile romana, l’umanità aveva conosciuto l’abbrutimento, con il decadimento della lingua latina e con l’impropria traduzione dell’opera degli avctores, e con essi delle artes liberales nella loro integrità, fu preclusa la strada a omnem sapientiam. Petrarca, e coloro i quali egli animò dello stesso amore, si trovavano consapevolmente all’alba di una nuova era, erano di fronte alla rinascita, alla restaurazione del periodo aureo romano e, per traslato, delle origini auree dell’umanità. Con le lettere venivano a rinascere l’architettura, la scultura, la pittura, e tutte le arti connesse alle discipline liberali antiche, le quali dovevano essere restaurate, affinché la luce di Roma, e della misura divina dell’Uomo, dell’Umanità e della Civiltà, potessero risplendere nuovamente.

La renovatio fu dunque una volontà di restavratio delle condizioni originarie dell’umanità aurea e, per gli italiani, della sua ultima costituzione in evo, cioè della fondazione del Regnum Apollinis da parte del Divvs Avgvstvs.

Secondo gli umanisti, il fine che si proponevano poteva essere ottenuto in una comunità di carattere unitario e trascendente, retta dalla concordia e dalla pace religiosa, elementi che costituivano l’ideale della dottrina politica classica più essenziale. La visione politica tradizionale prevede la comprensione unitaria delle religioni, non la loro “tolleranza”, come modernamente si suole dire, una comprensione unitaria, fondata su una sapienza di ordine metafisico. La conoscenza dell’Unità Trascendente di tutte le religioni consente di superare la loro diversità formale e, allo stesso tempo, rende possibile unificare religione e filosofia, sapienza e scienza.

Tempio malatestiano

Nel particolare contesto della renovatio apollinea italiana fu svolta un’azione provvidenziale da parte di Gemisto Pletone. Secondo Pletone, da Zoroastro fino a Pitagora si è costituita e continuata una regolare trasmissione della Sapienza Divina Eterna. Da Pitagora poi la sapienza si è trasmessa a Platone che l’ha conservata fedelmente, ma Aristotele si è discostato da essa, per molti punti, a causa di vana gloria, introducendo diversi errori nella dottrina del Maestro e portando delle critiche erronee alla nozione del Bene e delle Idee.

La filosofia platonica è espressione della Sophia Aionia, della Sapientia Aeterna, non semplicemente della philosophia perennis, perciò è Paravidya, attiene quindi alla Epignosis totalmente aletea. Il Maestro Divino rimase fedele ai principi comuni universali su cui consente tutta l’umanità. Chi porta a termine la via della Filosofia accede alla conoscenza metafisica integrale, che consente di giudicare ogni cosa, una conoscenza che è identica alla Conoscenza Divina che unifica tutte le religioni e le filosofie, e perciò permette di deliberare circa la loro regolarità, così come fece Platone stesso, ma anche Pletone.

Il Maestro di Mistrà, nelle Leggi, sua opera fondamentale, elenca una lunga serie di sapienti divini che hanno trasmesso la sapienza metafisica eterna regolarmente. Da Zoroastro egli fa discendere linee di trasmissione ai Medi, ai Persiani e agli Indiani, giunge poi a Eumolpo, fondatore dei misteri eleusini, quindi a Licurgo, e inoltre include significativamente Numa, re divino romano, principio della religione di Roma-Italia, per cui riconosce l’adeguata e compiuta partecipazione della religione romano-italiana alla catena divina aurea della Sapienza Eterna. Dopo diverse esplicazioni delle linee della catena aurea, Pletone tratta dei sette saggi e poi di Pitagora, Parmenide, Platone per giungere infine a Plotino, Porfirio, Giamblico, i quali egli trova essenzialmente in accordo su tutte le questioni fondamentali, circa gli Dei, il mondo, l’uomo.

La fedeltà alla catena aurea della sapienza è per Pletone fondamentale: “…noi, adotteremo le dottrine e le parole degli uomini più assennati dell’antichità…”[Trattato delle Leggi], affinché non si scada nell’innovazione vuota e nel sofismo, volti a ingannare le anime grossolane, deboli e incapaci di esame.

Pletone si presentò come il massimo esponente della catena aurea della Sapienza Eterna nel suo tempo, e costituì il principio da cui essa poté essere attualizzata fra gli uomini. La sua presenza è stata provvidenziale per la restaurazione integrale del platonismo e per operare le diverse rettificazioni delle deviazioni prerinascimentali della metafisica integrale.

In Pletone il Rinascimento ebbe un esponente essenziale, nella sua persona l’opera di renovatio fu autentica, tanto che favorì la ricollocazione dell’umanità nella via dell’aurea tradizione della Sapienza Divina Integrale.

Dai maestri platonici tardoantichi a Psello, da Psello a Pletone, la trasmissione dei misteri platonici fu conservata da una “tradizione vivente e sicura”[Masai F., Pletone e il platonismo di Mistrà, Forlì 2010, pag. 362], con buona pace dei detrattori del valore del Rinascimento, inclusi noti esponenti del pensiero religioso tradizionale come René Guénon e Julius Evola. L’azione di Pletone sul Rinascimento italiano fu determinante e certa, il Maestro possedeva una “autorità platonica” autentica e indiscussa, viva e operativa, per nulla esteriore e superficiale, attraverso la cui trasmissione contribuì a recuperare la metafisica integrale in Occidente, quella metafisica che la chiesa cristiana della fede aveva definitivamente abbandonato fra il concilio di Nicea del 325 e il concilio di Costantinopoli del 381.

Superando l’inviluppo aristotelico della scolastica, Pletone, in quanto autorità vivente della tradizione pitagorico-platonica, ripristinò lo spirito integrale della metafisica classica, già fatto proprio dalle tradizioni religiose romano-italiana e greca.

Corteo benozzo gozzoli

Giunto in Italia in occasione del Concilio di Ferrara del 1438, Pletone fu poi ascoltato a Firenze da Cosimo il Vecchio nel 1439, il quale fu iniziato dal Maestro ai Misteri Platonici, evento che lo spinse a costituire a Firenze un’Accademia dedicata al Divino Maestro ateniese.

L’Accademia fu affidata alla guida di Marsilio Ficino, al quale furono anche consegnati i testi di Platone e Plotino per essere tradotti, in tal modo l’Accademia si collegò direttamente a Pletone per mezzo di Cosimo, e attraverso Pletone a Platone e quindi alla tradizione della Sapienza Eterna, resa immanente nella Prisca Theologia.

L’Accademia Platonica fiorentina divenne il centro primario della sapienza platonica nel Rinascimento, la sua opera fu fondamentale per lo sviluppo della storia italiana ed europea dei secoli successivi. L’Accademia Platonica fiorentina fu costituita attorno al 1460, al suo interno ricomparvero le dottrine della Sapienza Eterna Universale, della quale gli accademici reputavano che Hermes Trismegistos fosse stato principio rivelatore originario, mentre in Platone vi sarebbe stata la sua restaurazione definitiva.

Gli accademici fiorentini si professavano “fratelli in Platone”, non in Cristo, si definivano anche anticurialisti e sostenevano il ritorno del legittimo Divino Impero Romano, inoltre commentavano e trasmettevano il De Monarchia, libro che conserva in buona parte il mistero della tradizione imperiale degli eneadi romani. Ritenevano infine che la scuola pitagorica italica fosse stata il centro unificatore della Prisca Theologia, di questa scuola e della Prisca Theologia si consideravano continuatori, perciò si impegnarono nel recupero della tradizione della Sapientia Aeterna, trasmessa da Hermes Trismegistos fino a Proclo, a partire dalla traduzione dei testi ermetici e platonici, nei quali era stata fissata l’integralità della rivelazione.

Dopo il magistero svolto dall’Accademia fiorentina vi sono state personalità e sodalizi che hanno costituito, a diversi livelli e secondo forme più o meno regolari la tradizione della Sapienza Divina Eterna, secondo la rivelazione pitagorico-platonica e, allo stesso tempo, vi è stata un’elaborazione sempre più articolata della dottrina relativa all’originaria Sapienza Eterna e all’Unità Trascendente delle Religioni. Oltre a Agostino Steuco (1497-1548) e alla sua opera De Perenni Philosophia, in parte condizionata da una visuale agostiniana, va indicata la Prisca Philothea di Francesco Patrizi, inoltre bisogna ricordare l’opera di Giordano Bruno, di Tommaso Campanella e, per una sola parte, di Gian Battista Vico, che trattò di una Prisca Philosophia.

Nel XVII e nel XVIII secolo, si succedettero molteplici figure nell’opera di tradizione della Sapienza Divina Eterna, con esiti diversi e diversi gradi di regolarità. Nel XIX secolo e specialmente nel XX, l’azione di riattualizzazione della Sapientia Aeterna si è fatta più ampia e onnicomprensiva. In quel periodo la emergente filosofia moderna, di carattere antitradizionale, ha mutuato temi provenienti dalla Philosophia Perennis distorcendone il senso e utilizzando le fonti per sviluppi filosofici profani, così fu per i romantici e gli idealisti. Invece nell’Ottocento sono da segnalare linee di conservazione del platonismo e del pitagorismo aventi una certa regolarità, la loro presenza si riscontra in Europa, specialmente in Inghilterra e in Italia.

Nei primi decenni del Novecento, la nozione di tradizione primordiale universale, unitaria e metafisica, viene fondata in modo rigoroso, quasi sistematico e scolastico, da Réné Guénon (1886-1951), il quale, da allora e per molti, è divenuto il punto di riferimento proprio per questa nozione di “tradizione primordiale”.

Considerato il massimo esponente nel Novecento della dottrina dell’unità metafisica della sapienza eterna e del principio unitario delle forme tradizionali di civiltà, Guénon non ha mai operato per il ripristino della tradizione metafisica integrale platonica, nei confronti della quale fu persino impropriamente critico.

Diversamente da Guénon operarono altri esponenti ricollegabili al filone della “philosophia perennis”, nozione oggi rettificata da più parti, come Ananda K. Coomaraswamy, assai ben disposto nei confronti della tradizione platonica, ma non seguace del platonismo, o come Frithjof Schuon, o Titus Burckhardt o ancora Hossein Nasr, che ha affermato esplicitamente la restituzione della sapienza primordiale da parte di Gemisto Pletone durante il Rinascimento in Grecia e in Italia e la rivivificazione del corpo intero della sapienza platonica, favorendo la sua traduzione in ambito italiano.

Pletone, alter Plato, rimane a tutt’oggi una personalità superiore di riferimento, dal Rinascimento ad oggi è stato il modello più valido per giudicare della regolarità delle religioni e delle filosofie, e per operare la restaurazione della civiltà religiosa tradizionale dell’Occidente. Il criterio di giudizio utilizzato da Pletone, per la restaurazione della Sapienza Divina nell’umanità, fu certamente in linea con Pitagora e Platone, e nella tradizione patria, con Numa, Virgilio e Pretestato, ma anche con Cicerone e Simmaco.

Rimanere fedeli al magistero pletonico equivale anche a rimanere fedeli allo spirito del più autentico Rinascimento, questo è un elemento imprescindibile per ogni personalità impegnata ancora oggi nella renovatio, nella realizzazione interna, e nella preparazione esterna, della palingenesi universale, attraverso la quale sarà restaurata la Città Divina, quella Città ove risiedono i Sapienti Divini in eterno.

Nella forma dell’Isola dei Beati, quella Città è raggiungibile fin dalla vita presente, in quella Città si sono stabiliti coloro che hanno raggiunto la completa iniziazione alla conoscenza metafisica, per la quale fruiscono della beatitudine sempiterna, un’iniziazione ai misteri della Sapienza Metafisica Integrale di cui Giorgio Gemisto Pletone fu senz’altro sommo ierofante.