Scienza sacra e scienza profana: la verità e l’illusione della verità[1]

Prima di descrivere lo sviluppo della medicina profana, la quale di fatto costituisce la negazione della vera medicina e rappresenta la parodia dell’arte sacra della salute, è necessario soffermarci sulla distinzione che sussiste fra scienza sacra e scienza profana. Questa distinzione ci consentirà di mettere in luce la vera natura della medicina moderna e postmoderna e, più in generale, delle false medicine che negano fin dal principio della loro costituzione i fondamenti stessi della medicina e, conseguentemente, anche la natura della salute. Queste pseudomedicine rivelano un carattere assai pericoloso, dal quale chiunque voglia percorrere un itinerario che conduca alla vera salute non deve essere influenzato, per non subire l’ascendente di falsi indirizzi salutari e lo sviamento dalla salute che comportano.

La vera medicina tradizionale è un’arte sacra, per comprenderne il fondamento e la natura occorre definire sinteticamente che cosa si intende per “scienza sacra”. Il termine ‘sacro’ appartiene al lessico religioso romano, sacer indica “ciò che è stato separato per essere riservato al Divino”, una dimensione, un ente, un uomo che sono stati enucleati, attraverso una consacrazione, dal loro statuto ordinario, per essere resi “propri del Divino”, sono divenuti “sacri”. È sacro ciò che il Divino, con la sua appropriazione, distingue dal non divino, è sacro ciò che è separato, sac-, dal resto delle cose non sacre. Il Divino riserva a sé l’ente sacro, caricandolo di una potenza sovrannaturale e incorruttibile. Con il verbo consacrare si intende l’operazione di separazione di un ente, uno spazio, un oggetto, un uomo dal dominio mortale, per riservarlo agli Dei, affinché ne prendano possesso per abitarvi, rivelandosi attraverso di esso; l’ente consacrato è portatore di una potenza che genera timor nell’uomo mortale.

La scienza sacra è una conoscenza propriamente divina o non umana, che è distinta e separata da ogni conoscenza temporale, contingente e mortale. In senso specifico la conoscenza sacra si identifica con la conoscenza metafisica, la scienza del dominio sovrafisico dell’Esistenza Universale, quindi è una scienza sovracontingente e sovrannaturale. La conoscenza metafisica può essere parziale o integrale, in questo secondo caso include la scienza del dominio ontologico, ma anche quella del dominio henologico e altresì del dominio ineffabile assoluto che inerisce alla Realtà Suprema. La conoscenza metafisica integrale fonda tutte le conoscenze, le quali derivano da questa necessariamente, come una sua applicazione a domini più contingenti e limitati.

La conoscenza profana è invece la conoscenza propriamente umana, non divina, limitata alla contingenza del divenire, alla temporalità e alla corruttibilità. Presa in se stessa, distinta dalla conoscenza sacra, la conoscenza profana ha un carattere illusorio, se poi si costituisce negando a priori l’ambito divino del Tutto, si colloca fuori dall’Essere, e la conoscenza che non porta sull’essere è una conoscenza falsa, apparente. In senso lato, una scienza è profana quando è puramente umana e non attiene in alcun modo alla Divinità. Rinchiusa nella sua limitazione e privata di ogni partecipazione alla realtà dell’Essere, e quindi anche alla certezza e alla verità, la scienza profana è il frutto dell’alienazione dal Vero.

Il Vero Assoluto coincide con l’Essere Supremo, la Verità Assoluta è l’evidenza dell’Essere, è l’attività dell’essere reale che si impone alla conoscenza, è vervs-activitas. La scienza profana non porta mai sul Vero, né presenta il possesso di una “verità relativa”, perché si può parlare, anche se in modo forzato, di “verità relativa”, solo se questa “verità” viene relata a quella assoluta. Ma la scienza profana si è costituita negando il Vero, l’Essere, la Realtà Metafisica, perciò ad essa manca il referente assoluto della verità, che dà senso e misura anche a ciò che partecipa di esso in modo condizionato. Pertanto la presunta “verità relativa”, costituita secondo le procedure della falsa scienza, non è che “verità illusoria”, se così possiamo esprimerci, perché non è che attribuzione di essere vero a ciò che non è essere, ma solo non essere relativo e apparenza. La scienza profana non è dunque vera scienza, così come la medicina profana non è vera medicina, entrambe sono il frutto dell’oscurità dell’opinione sensibile separata dall’autentica conoscenza intelligibile. Ciascuna di esse ha abbandonato per principio la conoscenza delle cause, ovvero la sola vera scienza possibile, la scienza dell’universale:

Che cos’è ciò che è sempre e non ha generazione? E che cos’è ciò che si genera perennemente e non è mai essere? Il primo è ciò che è concepibile con l’intelligenza mediante il ragionamento, perché è sempre nelle medesime condizioni. Il secondo, al contrario, è ciò che è opinabile mediante la percezione sensoriale irrazionale, perché si genera e perisce, e non è mai pienamente essere[2].

Dunque ciò che è immutabile ed eterno è propriamente intelligibile, mentre il mutevole e temporale è opinabile, è del dominio universale che si può avere scienza, mentre del secondo dominio si ha opinione. La vera scienza è perciò metafisica, attiene alla realtà, all’essere, alla verità, l’opinione invece attiene al domino fisico-cosmologico che è apparenza, perciò dipende dal dominio metafisico, come l’opinione dipende dalla scienza, la quale è propriamente dell’universale e non dell’individuale determinato. L’opinione è mutevole, incerta e aderisce all’apparenza-illusione quando è scollegata dalla scienza autentica.

Nel Teeteto, Platone dice magistralmente che è l’anima, e non i sensi, che attinge la scienza[3], e che la scienza attiene alla visione delle idee eterne[4], inoltre afferma che anche le opinioni vere non hanno stabilità ontologica finché non vengono fissate con la conoscenza delle cause[5]. Pertanto tutto ciò che si limita alla empeiria, all’esperienza sensibile, dunque all’empirismo, alla sperimentazione, non ha alcun valore di scienza, perché attiene alle ombre o alle immagini, e non alla luce[6] della realtà intelligibile, che può essere colta solo con la pura intelligenza.

La presunta scienza moderna si è costituita negando la realtà metafisica delle cause trascendenti e, allo stesso tempo, ha misconosciuto l’intelletto sovrarazionale che ha la capacità di coglierle, perciò ha eliminato la possibilità di attingere alla verità e di realizzare la scienza vera. Dopo aver abbandonato la conoscenza metafisica, la scienza moderna ha abbandonato anche la conoscenza fisica tradizionale, divenuta per essa incomprensibile, così ha sostituito alla certezza della Sapienza Divina, relativa all’origine dell’uomo, alla sua natura, al suo fine, al suo bene, alla sua salute, una serie di “verità probabili”, opinioni basate sulla empiria e sulla congettura, che costituiscono il capovolgimento diabolico e parodistico della prospettiva religiosa e filosofica tradizionale, e del suo fine di autentica salute, basato sulla certezza metafisica della Verità Eterna.

 

[1]                 Tratto da: Nel Nome di Apollo Medico.

[2]                 Platone, Timeo, 27d-28a.

[3]                 Platone, Teeteto, 184c.

[4]                 Ibidem, 203c.

[5]                 Platone, Menone, 98a.

[6]                 Platone, Repubblica, 511a.

da L.M.A. Viola, Sulla via della Salute.

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