Scienza simbolico-anagogica e scienza diabolico-catagogica

La medicina sacra tradizionale è per sua natura simbolica, fonda sulla conoscenza metafisica dell’Essere Eterno, dalla quale procede la conoscenza seconda delle cause della manifestazione universale e individuale e del fine degli enti esistenti, mentre la medicina profana moderna è per sua natura diabolica, in quanto fonda sulla negazione della conoscenza metafisica dell’Essere e perciò è condizionata dall’illusione del non essere e dall’ignoranza che da essa procede.

La medicina tradizionale individua nell’opera della Ragione Universale il dispiegamento dell’alterità e la costituzione delle ragioni seminali dalle Idee Eterne, ragioni la cui mediazione rende possibile l’immanenza dell’intelligibile nel sensibile. Per la scienza sacra la natura del sensibile è simbolica, perciò ogni ente fenomenico, per essere compreso, deve essere sempre fatto risalire al suo principio noumenico, al suo referente primario, cioè al suo significante intelligibile, del quale è proiezione. Attraverso il principio dell’analogia e fondando sull’azione anagogica, colui che si applica alla scienza sacra esercita la funzione unificante e rilegante propria alla ragione religiosa, la quale viene così accordata alla Ratio universale. Grazie a questa azione di tipo mercuriale-ermetico, ogni effetto è ricondotto alla sua causa, perciò è riletto-rilegato al suo principio causale. La lettura e l’interpretazione anagogica dei fenomeni sensibili, in quanto segni-simboli dell’intelligibile, costituisce il fondamento dell’ermeneutica sacra, per la quale l’intero universo fisico è riletto o rilegato al suo Principio Causale Eterno, che è di ordine metafisico. Quest’azione anagogica dell’intelligenza riflessa immanente, costituisce l’essenza stessa della re-ligio tradizionale.

È in virtù di una lettura simbolica, rilegante e religiosa, che unifica l’intera sfera transeunte del divenire con la sfera eterna e trascendente dell’Essere, che è possibile intelligere il senso autentico del segno sensibile. Quando il fenomeno sensibile viene separato dal suo significante trascendente e intelligibile diventa oscuro, la sua ragione d’essere non può più essere conosciuta, perciò nemmeno il fine per cui è stato costituito nell’ordine dell’universo.

Il termine simbolo o sym-ballo, significa ‘unisco insieme’. Tradizionalmente il symbolon rappresentava una delle due parti di un ente originariamente unitario, poi diviso specularmente. La figura intera originaria dell’ente poteva essere ricostruita, e dunque riconosciuta, solo riunificando le parti divise nell’unità originaria. La parte spezzata, o separata dall’intero ente, ha però senso simbolico solo quando è unita alla sua controparte, perciò può essere definita simbolica quell’azione che ricostituisce l’unità delle parti e permette di intelligere la parte, precedentemente divisa, nell’unità ricostituita dell’ente originario. Una tale azione è propria di tutte le scienze sacre tradizionali.

L’ente sensibile costituisce la controparte “staccata” di un ente intelligibile unitario, esso può essere compreso nella sua natura solo se relazionato prima, e reintegrato poi, e dunque unificato, al suo principio significante, perciò il suo senso reale può essere colto solo se trattato come un simbolo dell’ente intelligibile significante. Se l’ente sensibile non è ricomposto nel suo principio intelligibile, se non viene trattato come simbolo, non può essere adeguatamente compreso, e dunque conosciuto nel suo essere reale, in alcun modo, perciò la sua natura, la sua essenza, e dunque il suo fine, rimarranno sempre oscuri. Resta evidente che, solo reintegrato nell’unità originaria intelligibile, l’ente sensibile acquista il suo significato reale. L’uomo, in quanto simbolo di Dio, può essere spiegato e compreso solo se riferito a Dio, al suo Principio Eterno. Quando il segno uomo non è trattato simbolicamente si presta ad interpretazioni erronee, deviate o invertite, la sua natura di effetto non è più relazionata correttamente alla sua causa trascendente, perciò il segno uomo, l’anima umana fatta ad immagine-simbolo di Dio, smarrisce la via della trascendenza, del superamento della sua contingenza. In tal modo l’anima dell’uomo perde ogni possibilità di essere liberata dal male e si aliena nell’errore-errare, a causa della privazione autodistruttiva della conoscenza metafisica del suo vero essere e dunque del suo vero fine. Quando l’ente fenomenico, avente polarità duplice, sensibile e intelligibile, viene letto male, perciò viene interpretato erroneamente, in modo capovolto rispetto alla sua natura simbolica, ad esso viene attribuita una connotazione dia-bolica.

Il termine dia-bolon significa il contrario del termine sym-bolon, esso indica ciò che separa, ciò che disunisce, ciò che distingue e allontana dall’unità originaria[1]. In virtù della sua forma, ogni ente sensibile è un signvm, cioè sig-nvm, espressione, traccia, del nume, NM-, dell’attività determinante e intelligente della MNS, della Mens divina. Ciascuno degli enti esistenti è stato fatto segno, è stato significato dal suo principio significante, principio nel quale è riposta l’intelligibilità dell’ente sensibile stesso. L’ente fenomenico è partecipe di una dimensione mediana, perciò è suscettibile di una duplice connotazione, se viene letto rettamente, cioè nella sua causa, nella forma intelligibile, risulta essere signvm, e specificamente symbolon, se letto perversamente, cioè secondo la sua apparenza sensibile e materiale, e perciò separato dalla sua causa formale intelligibile, appare distinto, separato, diabolon, il suo senso reale rimane occultato e ad esso se ne sostituisce un altro, erroneo.

Ciò che legge l’ente sensibile come segno è la ragione simbolica e religiosa, la quale esercita un’attività ermeneutica analogico-anagogica, sintetica e unificante, che si dispiega nel dominio della scienza sacra. Mediante la lettura simbolica, la ragione religiosa riunisce, rilega il segno immanente al suo significante trascendente. Quando la ragione non è disposta religiosamente esercita un’attività catalogico-catagogica, analitica e separante, dunque opera in modo diabolico e antireligioso, quindi separa illusoriamente l’ente dal suo significante causale, negandogli la natura di segno e specialmente di simbolo. Nel primo caso l’attività simbolica della ragione si dispiega nell’attuazione della scienza sacra o angelica, nel secondo caso l’attività diabolica della ragione si dispiega nella scienza profana e demonica.

Quando la ragione nega la sua causa trascendente, spezza l’unità con l’Intelletto suo principio e il mondo intelligibile, così esclude la sua natura mediatrice polarizzata e si ritiene illusoriamente autonoma e indipendente. In tal modo l’accesso alla scienza sacra degli enti, e dunque alla verità della loro natura e fine, è resa impossibile, mentre si offre la sola possibilità dell’attività razionale diabolica, mediante la quale la ragione provvede, in ogni suo atto, a “decapitare” l’immanenza, sensibile e fisica, della trascendenza, intelligibile e metafisica. La ragione staccata da Dio e dall’Intelletto, si isola in tal modo nel dominio demonico dell’esistenza, retto dal principio diabolico e maligno, che inerisce alla materia. Chi esercita la ragione in modo perverso soggiace alla malia relativa alla diabolicità degli enti alienati e isolati illusoriamente dall’Essere. La ragione opera in modo perverso e diabolico quando eleva l’illusione a verità, l’irreale a realtà, l’accidentale a sostanziale, l’esistenziale a ontologico, ecc., capovolgendo l’ordine dell’Essere. L’azione occultante e velante che la ragione ignorante, superba e diabolica, produce, è maligna e ammaliante, chiunque vi sia sottomesso giace nell’illusione e nel male, e subisce tutto ciò che una tale situazione allucinatoria comporta.

L’azione diabolica della ragione si esprime specialmente nel separare il divenire dall’Essere, l’anima dall’Intelletto, il sensibile dall’Intelligibile, l’effetto dalla Causa, l’uomo da Dio. Questa azione domina oramai l’umanità intera, nella quale alla scienza sacra tradizionale si è sostituita la pseudoscienza profana, il cui fondamento è costituito dalla negazione del dominio metafisico e intelligibile dell’Essere. Dopo che ha rimosso dal suo orizzonte il senso simbolico degli enti sensibili, la vuota scienza moderna ha ridotto catagogicamente ogni fenomeno alla materia, compiendo così un’azione diabolica in senso diretto e specifico. L’anima dell’uomo che soggiace al potere diabolico della falsa scienza profana è destinata a prendere la via degli inferi, in quanto la via anagogica alla trascendenza, ai superi, le è stata negata, per essere sostituita dalla direzione catagogica che conduce l’ente al suo annientamento nel non essere, soggezione al male radicale.

Quando la natura simbolica del segno è negata, la possibilità anagogica implicita in esso, nella sua retta interpretazione come simbolo, è annullata, così la contingenza, la separatività, il divenire non possono più essere trascesi, e con essi il male. La falsa scienza, di natura diabolica, ha decapitato l’intero universo sensibile della trascendenza e della intelligibilità, perciò ha negato la conoscenza sacra nella quale è riposta la perfetta conoscenza simbolica del mondo e dell’uomo. Grazie alla scienza sacra può essere compiuta l’intellezione degli enti determinati, secondo la loro ragione essenziale, questa scienza, fondata sull’Intelletto Divino, è propria alle tradizioni religiose e filosofiche regolari delle diverse civiltà e consente di reintegrare il causato nella causa, di ricomporre l’esistente nell’unità dell’Essere, risolvendo ogni malia. Alla scienza sacra è stata sostituita la conoscenza profana, che ha un carattere oscuro, una falsa conoscenza degli enti, che si è costituita mediante un’interpretazione congetturale, fantasiosa ed impropria, dei segni sensibili. La falsa scienza non potrà mai svelare l’effettivo significato degli enti sensibili, perciò non potrà mai consentire all’uomo di conoscersi e di realizzare il suo bene. A causa del suo statuto, la pseudoscienza profana dovrebbe essere definita più correttamente “ignoranza diabolica”, un’ignoranza che si arroga superbamente la conoscenza.

La proposta dell’incontro della tradizione religiosa con la scienza moderna, sostenuta anche da diverse sedicenti “medicine alternative”, equivale a proporre l’incontro della verità con l’illusione. Tradizione religiosa, o anche scienza sacra, e scienza moderna, non sono due verità relative, valide ciascuna nei loro piani, perché la seconda è “scienza relativa” e quindi è illusoriamente valida, perciò non può essere correlata con la vera scienza, che non è relativa, ma realmente valida, in quanto non è fondata sull’illusione. L’illusione di conoscenza offerta dalla pseudoscienza moderna deve essere risolta, come tutte le illusioni e le sedicenti “verità relative”.

Ogni determinazione esistenziale distingue una visione relativa e quindi una proiezione illusoria sulla Realtà Suprema, perciò se si vuole conoscere la verità nella pura oggettività, ogni visione relativa va trascesa, su ogni piano. Se a livello dell’ego sensibile una data conoscenza appare “valida”, essa non ha realmente validità dal punto di vista superiore dell’ego razionale o, a fortiori, dal piano della verità essenziale o persino suprema. Ogni rapporto fra “verità relativa” e verità assoluta è di negazione risolutiva della prima nella seconda, la prima ha la natura dell’apparenza, la seconda ha la natura della realtà.

La Luce della Scienza Sacra dissipa la tenebra illudente della “scienza profana” e rende evidente la sua mancanza di qualsiasi validità. La Scienza Tradizionale è integrale e comprende tutti i domini, incluso quello contingente, sensibile e corporale, essa consente di “leggere” o “legare” ogni ordine di esistenza nel Principio dell’Essere, perciò è “scienza religiosa” per eccellenza. Ogni fisica tradizionale ha le sue fondamenta nella metafisica integrale, in tal modo ogni divenire, ogni esistere, è intelligito secondo verità dall’Ente Divino essenziale o dall’Essere Puro. La fisica e la tecnica moderne costituiscono la sostituzione dell’illusione alla realtà, in quanto i fenomeni e gli enti corporei sono trattati a partire dalla materia e secondo la materia. Si può dire che la scienza moderna costituisce la percezione illusoria del serpente, fenomeno, al posto della corda, noumeno, e la tecnica e la vita che derivano da essa sono fondate su questa suggestione falsante. La scienza sacra tradizionale è scienza della corda, della realtà immutabile, essa comprende l’illusorietà della sovrapposizione serpente sull’essere reale. Questa scienza fonda il rito, la legge e l’arte che ordinano la civiltà e la persona tradizionali, in ogni loro aspetto, in conformità all’Essere Vero, perciò li radicano permanentemente in Esso.

Le dottrine tradizionali relative ai “gradi” della verità indicano nella Suprema Verità l’unica verità reale possibile, mentre le “verità relative” sono considerate limitazioni illusorie dell’autentica verità. Nella tradizione platonica il dominio nel quale opera la scienza moderna equivale alla “pianura dell’oblio”, la quale è contrapposta alla “pianura della verità”, il luogo della vera scienza intelligibile eterna. Nella tradizione buddista, Paramārtha Satya è la Verità Assoluta, che corrisponde alla Conoscenza Suprema, Sarvaprajña, ogni tipo di Saṁvrti Satya, verità con alterazioni o modificazioni, viene considerata frutto di conoscenza illusoria e apparente, di ciò che è percepito dall’ignoranza, di ciò che sembra essere ma non è.

La scienza moderna spoglia del loro significato simbolico gli enti sensibili, perciò non li riconduce alla loro causa, ciò comporta lo sviluppo di un’azione pervertente, contraria a quella di ogni religione tradizionale. L’interpretazione perversa e diabolica dei segni naturali è fondata su ignoranza e superbia, quando l’ignoranza superba diventa esclusiva e si eleva erroneamente a conoscenza autentica, presumendo di rappresentare l’unica vera conoscenza, l’unica conoscenza possibile, allora raggiunge il culmine della sua malignità. Nella superbia della pseudoscienza profana, la conoscenza falsa, derivata dall’esperienza illusoria del sensibile, viene considerata l’unica conoscenza possibile, tutte le applicazioni che derivano da questa scienza ingannevole o diabolica sono considerate “scientifiche”, le sole degne di questo nome. L’errore metafisico e l’illusione così costituiti vengono poi imposti a tutti gli uomini, ciascuno dei quali deve ritenere che quanto la “scienza” moderna dice sia l’unica verità possibile. Su questa “verità” a rovescio viene edificata la civiltà diabolica odierna, vera e propria civitas diaboli, nella quale il male regna incontrastato in ogni dominio.

 

[1]                 Viola, L.M.A., Religio Aeterna, vol.I, Forlì 2004. Cap. XVII Harmonia Mvndi. Analogia, sintema, simbolo, immagine, pag. 211.

da L.M.A. Viola, Sulla via della Salute.

 

 

 

 

 

 

 

 

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