L’ordine gerarchico delle scienze, il possesso della verità e la soggezione alla credulità

È possibile stabilire un ordine gerarchico di scienze sacre, fondate sulla conoscenza metafisica suprema, perciò, a discendere, si avranno: la conoscenza dell’ordine henologico, dalla quale procedono le conoscenze del dominio ontologico, del dominio cosmologico e quindi la conoscenza del dominio antropologico ed infine del dominio politico, nel quale si dispiega la vita dell’uomo. La conoscenza dei diversi domini dell’Esistenza Universale, a partire dalla conoscenza metafisica suprema, ha un fondamento di certezza assoluta, perché è radicata nell’Essere Divino Assoluto, quando la conoscenza procede dall’Essere, e vede tutte le cose dall’Essere nell’Essere, nella loro realtà fondamentale, è una conoscenza vera ed inerrante. Questa conoscenza può essere definita integralmente sacra, perché è totalmente separata da ogni corruttibilità, in quanto è secondo l’Essere Eterno, perciò è “caricata” dalla potenza della Divinità immortale. La conoscenza che non fonda sulla Realtà Divina, non ha un fondamento metafisico permanente, quindi non possiede alcuna certezza, perciò non è una visione reale e assoluta del conosciuto, limitata a priori nel suo principio, essa si limita ad essere una “conoscenza” delle sovrapposizioni accidentali e illusorie che occultano la Realtà, del “serpente” che occulta la “corda”.

Quando per principio, o per pregiudizio aprioristico, si nega la realtà metafisica, viene eliminato il fondamento metafisico della conoscenza, la quale viene così completamente sconsacrata e resa illusoria. Questa profanazione della scienza è all’origine della gnoseologia moderna, su cui fonda tutta la filosofia moderna e contemporanea, specialmente a partire da Cartesio. La conoscenza razionalistica ha un carattere completamente desacralizzato, svincolata da ogni fondamento ontologico trascendente, questa conoscenza è di ordine esclusivamente contingente, perciò inerisce all’apparenza, senza relazione con la Realtà, quindi ha un carattere illusorio. Oggi questa conoscenza viene considerata come l’unica conoscenza possibile, in tal caso si giunge al rovesciamento diabolico del senso della conoscenza.

La modernità fonda su questa operazione di ribaltamento della natura della conoscenza, l’uomo moderno è colui che si limita alla conoscenza profana ingannevole, in quest’alterazione è stata rinchiusa tutta la pseudociviltà moderna. Con la modernità la conoscenza del mondo e dell’uomo partono da dentro il mondo e da dentro l’uomo, in tal modo la reale “comprensione” di questi enti è del tutto preclusa. Comprendere è anche contenere, includere, abbracciare, in tal senso è ciò che trascende il meno, il causato, l’effetto che li comprende in sé. Sono il Dio e la conoscenza divina che posseggono la vera comprensione del mondo e dell’uomo, chi sta nel mondo e nell’uomo è limitato all’accidentalità esteriore del fenomeno, non comprende, ma è compreso. Per conoscere l’intero, il vero del mondo e dell’uomo, occorre uscire da essi e trascenderli, al fine di contenerli, includerli, comprenderli. Nell’Antichità e nel Medioevo i vari domini contingenti dell’esistenza venivano trattati da un punto di vista teologico, così il mondo, l’uomo, la politica, la morale, ecc., erano costantemente riletti nella loro causa, nel fondamento eterno del loro essere, nella loro verità. Una volta eliminati i fondamenti teologici della conoscenza degli enti, i fondamenti divini della scienza sacra, è stata esclusa dall’orizzonte della conoscenza ogni possibilità reale di cogliere il vero degli enti, il loro essere reale; al posto del vero viene colto solo il falsvm, che è fallere-svm, ciò che fallisce, manca l’essere. Portando l’attenzione sul divenire dell’ente, sul non vero, viene persa la possibilità di conoscere realmente, nella sua identità, l’ente, ma anche di spiegare e comprendere le modalità accidentali della sua esistenza, tutto ciò ha determinato conseguenze rovinose.

La conoscenza sacra ha per natura un carattere sovraindividuale, è metafisica e trascendente nel suo fondamento, ma viene applicata a tutti i domini dell’esistenza, secondo una modalità di carattere immutabile, che trascende ogni divenire, ogni transitorietà e ogni contingenza, perciò essa presenta una certezza assoluta e inopinabile sotto ogni profilo. La conoscenza sacra non è mantenuta forzatamente “segreta” nelle istituzioni religiose per motivi di “potere”, come i profani credono, ma questa scienza è per sua natura inaccessibile alla ragione umana, la quale può però partecipare di essa tramite la fede. Per accedere direttamente alla conoscenza vera mediante l’intellezione metafisica, la ragione e la sua attività devono essere trascese completamente.

L’accesso alla verità, nella sua assolutezza, è certamente possibile mediante l’ascesi conoscitiva che porta alla realizzazione metafisica integrale. L’ascesi conoscitiva è sicuramente difficile, ma costituisce l’attività essenziale di tutte le religioni ed il fine più elevato e perfetto a cui l’uomo può dedicarsi. Chi nega la verità assoluta, e la possibilità di accedervi, non sa quello che dice, oppure è un debole, incapace di applicarsi all’ascesi filosofica, talora costui è persino incapace di adeguarsi alla retta opinione mediante la fede. Il profano che non è in grado di adeguarsi al vero è persino capace di falsificare la situazione che patisce, invertendone il senso. Egli può dire che i religiosi che credono sono in realtà “creduli”, “non liberi”, mentre egli invece è “libero” e “non credulo”. Questa affermazione si rettifica semplicemente. Il non religioso è sempre credvlvs, perché porta il suo credere sempre sul non essere, ovvero sull’apparenza, sul falso; per sua stessa affermazione, l’essere e la verità assoluta non esistono, perciò egli è un disperato, che non può che essere soggetto all’esperienza accidentale delle cose determinata dalla sua individualità carnale corruttibile. Il religioso invece, fin dal principio della sua conversione, ha avviato un processo che lo fa passare dalla credvlitas al retto credere, grazie al quale fonda il suo essere nel Vero, nell’Essere, in Dio, secondo la retta opinione. Nella sua prassi il religioso opera un progressivo adeguamento del suo animo alla Verità Assoluta, liberandosi da tutte le limitazioni contingenti e dalle distorsioni che provengono dalla sua individualità effimera e mortale. Ogni grado di sviluppo religioso equivale ad un grado di integrazione maggiore nell’Essere, a cominciare dal primo risultato della pratica, per il quale la sua ragione e la sua volontà si stabiliscono fermamente nell’opinione vera relativa all’Essere, al Divino, al mondo e all’uomo, eliminando da sé ogni traccia di credvlitas. In tal modo il credente religioso si rende veramente libero, perché è la verità che rende liberi, mentre colui che è soggetto continuamente all’errore, come il credvlvs profano, è sempre asservito al principio maligno, che lo domina e lo mantiene nell’errore, nonostante la sua superba illusione di libertà. È libero solo chi è nel Vero, è sempre servo chi è nel falso, il religioso si rende sempre più libero nella misura in cui ascende alla Verità, alla quale ogni uomo di buona volontà può accedere, secondo i modi a lui consoni, il credulo profano, sempre soggetto a sensazione e passione, è un disperato che si agita invano affermando le sue vane opinioni. Questa oscura figura può convertirsi all’Essere e al Vero e dunque incamminarsi sulla strada della conoscenza sacra, altrimenti sarà condannata al patimento perenne e alla pena della sua temeraria condizione. Il razionalismo moderno ha fatto dell’atteggiamento descritto una norma, affermandosi ha completamente eliminato le due possibilità fondamentali di accesso all’autentica conoscenza, su di esso fonda la scienza profana, la quale patisce inevitabilmente questo degrado.

 

da L.M.A. Viola, Sulla via della Salute.

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