Vi è da dire infine sulla pretesa rinascita delle pratiche filosofiche antiche nella postmodernità, un fenomeno che ha preso corpo grazie all’opera di alcune figure come Gerd Achenbach, Pierre Hadot, Michel Focault, Marta Nussbaum. In queste personalità gli studi eruditi sulle tradizioni filosofiche antiche sono stati mescolati con grossolani pregiudizi profani moderni, cosa che accade spesso oggi, specie in Achenbach e Focault. Il loro intento comune è stato quello di fornire una nuova via per affrontare il disagio esistenziale e psichico dell’uomo postmoderno, sollecitato anche dalla manifesta inefficacia delle diverse forme della psicoterapia contemporanea. Perciò hanno pensato di rivitalizzare la filosofia, sottraendola dallo sterile ed autoreferenziale ambiente accademico, per farne un’efficace disciplina per la soluzione dei “veri problemi vitali degli uomini” [Achenbach G., La consulenza filosofica, Milano 2004, pagg. 15-16]. Nonostante gli sforzi in atto da alcuni decenni, il prodotto derivato non è che una caricatura dell’autentica filosofia religiosa e iniziatica tradizionale. Appiattito su una conoscenza assai riduttiva dell’anima e della sua cura filosofica, fortemente dipendente da uno stoicismo limitato, come quello imperiale di Seneca, Epitteto e Marco Aurelio, il recupero della filosofia antica nasce mutilo e spurio. L’esasperazione del pragmatismo esteriore e la concentrazione sulla dimensione esistenziale o addirittura fenomenologico non può venire incontro all’uomo attuale. La pressoché assenza di ogni indirizzo contemplativo trascendente, alla quale si aggiunge, molto spesso, lo scambio del dominio spirituale con quello psichico, fanno di questo indirizzo neofilosofico una forma di riadattamento rovesciato, uno pseudo recupero della filosofia tradizionale. Ma l’applicazione produce danni, più o meno seri, alle anime che si rivolgono alle nuove “pratiche filosofiche”, le quali convinte persino di percorrere una via migliore delle altre, dalle quali si sono sottratte, stanno in realtà percorrendo un’altra variante di ciò le svia dal bene.

Dal tentativo generale di recupero di pratiche filosofiche originarie, volte alla cura di “sé”, si è poi sviluppata un’indefinita e profana “consulenza filosofica”, organizzata ormai in istituti scolastici e ordinata in albi professionali, che raccolgono quanti si sono formati sulle “idee” dei fautori di questo indirizzo “filosofico” negli ultimi trenta anni. Alla consulenza filosofica si dà il crisma di “professione”, è insomma un lavoro, con un preciso fine di lucro, una modalità del tutto impropria e completamente priva di ogni corrispondenza con ciò che costituisce la vera attività filosofica, specialmente con quanto professato da Socrate, al quale i sedicenti consulenti filosofici vorrebbero spesso rifarsi in modo empio e strumentale. Ogni tentativo rivolto all’anima, in funzione del suo bene, è destinato a fallire se si pone fuori dall’autentica e regolare tradizione filosofica e quindi dalla relativa disciplina che libera dall’ignoranza originaria. Va precisato ancora una volta, le scienze e le discipline filosofiche sono state costituite in principio dal Dio Apollo e trasmesse secondo una regolare ed autorevole tradizione nei millenni, affinché fossero conservate le modalità originarie della prassi e, con esse, la loro efficacia curativa. È Apollo che ha fondato in principio la Divina Filosofia Medica e dunque la cura esemplare e perfetta dell’anima, a ciò che il Dio ha costituito nella perfezione nulla può essere aggiunto, né può essere modificata impunemente la sua disposizione da parte di uomini profani. Il rispetto della tradizione divina è fondamentale, la tradizione va osservata con rigore, pena la perdita del suo senso, del suo fine e della sua efficacia. Tutta la vera filosofia procede sempre dal principio della sapienza medica eterna, Apollo, ad esso ogni filosofo e ogni praticante la direzione filosofica autentica deve riferirsi, in quanto il Dio è il principio, il mezzo e la fine di ogni soluzione dell’ignoranza, essendo il Vero in Se Stesso, il Perfetto Essere nudo.

La Scuola di Psicologia e Psicoterapia Filosofica Integrale Tradizionale si distingue perciò da tutti gli indirizzi psicologici, filosofici e religiosi non tradizionali e da ogni concezione profana che neghi la natura dell’anima, il suo bene e la via che la costituisce nella sapienza autentica e quindi nella perfezione della sua salute. Ad ogni approccio profano all’anima manca sempre l’essenziale, la Verità Divina, l’Autorità Spirituale, l’esperienza ieratica e la tradizione plurimillenaria dei maestri inerranti.

Inviato dal Dio Apollo, Socrate, per primo, ha definito dialetticamente una “psicologia filosofica” e una conseguente “psicoterapia mistica”, una scienza e una prassi che, sebbene precisamente delineate, non furono completamente sistematizzate, ma vennero ben radicate nel contesto dell’iniziazione misterica orfica e della sapienza metafisica pitagorica e parmenidea. Nell’Alcibiade Maggiore Socrate dimostra che la cura dell’anima, psyches-therapeia, è tutto per l’uomo, perché il vero uomo è anima, specialmente è principio essenziale dell’anima, nous, la cui natura è divina, immateriale e immortale. Perciò dunque la cura essenziale di sé è cura dell’essenza dell’anima, del nous, dell’intellectvs, elemento incorruttibile che costituisce la reale identità permanente di ogni soggetto individuale determinato. Non si possono abbandonare i fondamenti metafisici della psicologia e della psicoterapia, altrimenti queste perdono ogni significato e dunque anche il senso della loro esistenza, riducendosi a mere parodie vuote delle loro forme originarie.

Non esiste una vera psicologia se non è fondata su una compiuta ed autentica scienza sacra dell’anima, non vi può essere psicoterapia se non produce una psicagogia iniziatica. Chi non conosce l’anima non può curarla, né può prendersi cura di sé. Perciò l’autoconoscenza essenziale dell’anima è principio di ogni cura, therapeia, non nel senso di un trattamento di presunte “malattie psichiche” esteriori, ma nel senso di cultura, sviluppo dell’attività fondamentale dell’anima, attraverso la liberazione da ciò che ne impedisce la libera e virtuosa azione. Gli squilibri psichici esteriori derivano dalla malattia essenziale di cui soffre l’anima nel corpo, ovvero la anoia o agnosia, la mancanza dell’attività del nous-intellectvs-mens. Se il nous non è attivo vi è amathia, insipienza, in primis ignoranza di sé e della propria natura, da ciò derivano l’alienazione nel falso ego psichico prima e poi nel falso ego carnale sensibile e tutte le passioni-vizi che queste identificazioni alienanti comportano.

La vera therapeia è disciplina del therapeuein, è eliminazione, separazione, attraverso l’esercizio della “parola misurante” o del verbo “rimediante”, del teras, della smisuratezza, di ciò che non è conforme alla misura essenziale dell’essere dell’uomo. La therapeia è dunque cura dell’essere, purificazione dell’essenza da ciò che non attiene alla sua misura, al suo atto, ma la terapia è arte apollinea, l’arte propria di Apollon Iatros, ovvero del Dio che si identifica all’Essere Uno Supremo. Rimuovendo il teras, il difforme, ciò che non inerisce alla sua natura, il nous dell’uomo ritrova la sua unità e la sua pura attività. Dunque la vera therapeia tradizionale è cultura dell’essere essenziale dell’uomo, al fine di attuare pienamente ciò che costituisce la sua natura. Socrate chiama la cultura dell’anima paideia, attraverso la paideia l’anima ricostituisce il suo stato originario di perfezione, quello stato che possedeva nella sua costituzione iperurania, nella quale contemplava il Bene, l’Uno. Perciò la scienza dell’anima, la psicologia autentica, rende possibile la vera psicoterapia, centrata sulla conoscenza metafisica di sé e sulla cultura dell’essere inerente. La paideia svincola progressivamente  la psiche dai vincoli della individuazione titanica, attraverso la disciplina filosofica essa porta alla realizzazione di diversi stati superiori dell’essere a cui conseguono precise virtù. La paideia attua la catarsi dalla natura titanica, da ciò che è teras per l’anima, così il suo atto essenziale può essere ripristinato e con esso la perfetta contemplazione divina del Bene. Il pieno possesso dell’atto libero del nous si identifica propriamente con sophia-sapientia, solo in questo atto l’anima è in sé e fruisce della sua salute autentica.

La via filosofica platonica è fondata sui termini metafisici esemplari della scienza divina dell’anima e, allo stesso tempo, esprime la prassi  terapeutica integrale della psiche. È attraverso la paideia filosofica, la cultura reale dell’anima essenziale dell’uomo, che si traduce nel bios theoretikos, che l’anima può raggiungere la sua hyghieia, la sua salute, ovvero sophia. Sophia è dunque il risultato della cultura-cura filosofica che libera l’anima dalla soggezione alla natura titanica, questo risultato è prodotto dalla disciplina della omoiosis theo, fino alla costituzione della contemplazione diretta dell’Uno Bene, che identifica l’anima ad Esso nella henosis. Qualsiasi limitazione della scienza originale dell’anima, e della relativa psicoterapia, costituisce un degrado, un inviluppo, che dà luogo a forme parziali ed erronee, perciò false, di “psicologia” e “psicoterapia”, così come a forme vane di “cura di sé” o di “consulenza filosofica”. Quando il degrado è completo, come nella psicologia postmoderna o nella pratica filosofica di natura nichilistica, della vera psicologia e della vera psicoterapia nulla rimane, restano solo forme vuote, illusorie, parodie che si sostituiscono alle forme originarie, che svolgono la funzione di condurre l’uomo, attraverso un radicale inganno, all’annientamento nel non essere, sottomettendolo alla pena più atroce in cui possa incorrere.

da L.M.A. Viola, Sulla via della Salute.

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