È molto diffuso oramai nell’ambito delle pseudomedicine alternative e, specialmente, nei piani neospiritualistici delle pseudomedicine naturali e della Naturopatia, presentare istituti, scuole e corsi fondati su una “visione olistica” di mente e corpo o vantare una sedicente impostazione rigorosamente olistica dell’approccio all’uomo. Quest’azione, subdola e ingannevole, attrae uomini in buona fede e li svia dalla retta attuazione di Salute.
L’olismo non può essere adeguatamente fondato se non si ha una conoscenza metafisica integrale della Realtà e dell’Uomo, ma questa conoscenza è inesistente nell’ambito delle pseudomedicine, basta esaminare la letteratura prodotta dai loro principali esponenti e dalle loro scuole, in molti casi essi non presentano nemmeno un’adeguata concezione fisica o antropologica.
L’olismo postmoderno si presenta come una corrente di pensiero che si è sviluppata nel seno della pseudoscienza antitradizionale, con l’intento di ricomporre la scissura e la frammentazione che nei secoli del razionalismo materialistico hanno ridotto l’uomo alle sue componenti fisiche e psichiche, giungendo a dissociarne le funzioni. L’intento “pio” degli aderenti all’olismo è di giungere alla tanto sospirata “sintesi olistica” dell’uomo, considerato come un tutto inscindibile e funzionante come totalità di parti interagenti ed interdipendenti, secondo un principio di sincronicità. L’olismo vorrebbe riguadagnare dapprima una ricomposta visione della corporeità e successivamente riappropriarsi di una concezione psicosomatica più completa, infine vuole raggiungere il culmine attraverso una sintesi corpo-psiche-spirito, che consenta finalmente di attuare l’olos, l’intero dell’uomo.
Da quanto si riscontra nei testi che espongono i principi della Naturopatia[1], l’uomo, nella sua sostanzialità permanente, metafisica ed eterna, in ciò che è veramente “olistico”, l’olos dell’uomo, l’intero che attiene a ciò che è universale in modo eminente, non è trattato, così come in altre pseudomedicine, perché non è conosciuto. Allo stesso modo, dell’Uomo in sé, separato dal flusso fisico del corpo e dall’alterità psichica, non si fa alcuna menzione. Ma l’uomo non è conosciuto nemmeno nella sua natura psichica o cosmica, indipendente dal corpo e dalla natura sensibile. L’essenza dell’uomo, la sostanza immutabile e non diveniente in modo contingente, in ogni caso, rimane completamente ignota, ciò di cui trattano le pseudomedicine olistiche, solo in modo esteriore e non causale, è dunque l’uomo carnale sensibile, l’uomo transeunte ed effimero, l’uomo mortale, l’uomo “flusso” accidentale. Le affermazioni fatte negano l’uomo e, di conseguenza, il suo Bene e la sua Salute, e propongono una visione caricaturale e invertita degli stessi elementi.
Lo “spirito”, o la “mente”, di cui spesso nell’olismo si parla invano, anche quando quest’ultima è confusa con la “ratio”, non sono elementi corporei o energetici, non sono perciò coinvolgibili nel flusso del divenire, la loro attualizzazione richiede una separazione del soggetto essenziale dal flusso contingente della vita mortale e carnale, con tutto quello che questa separazione comporta. L’uomo, conosciuto nella sua essenza, che è semplice, non è un “sistema” e non diviene. L’uomo che diviene è l’uomo animale-sensibile, il quale va trasceso in vista dell’attuazione del Vero Uomo, passando in prima istanza dalla realizzazione dell’uomo razionale o psichico, il quale, a sua volta, va trasceso in vista dell’attuazione dell’uomo intelligibile o “spirituale”. Quando l’uomo intelligibile determinato si integra nell’Uomo Intelligibile Universale, nello Spirito Divino Eterno, allora possiamo parlare dell’Uomo nella sua interezza ontologica. Ma ciò non costituisce ancora la pienezza integrale dell’Uomo, perché è necessario realizzare l’Uomo nella sua assolutezza suprema e totale, che corrisponde alla compiutezza dell’Uomo Assoluto, che si identifica con la Realtà dell’Uno Supremo, vero Olos, l’Intero per eccellenza.
La relegazione dell’uomo alla riduttiva e impropria dimensione animale è un significativo risultato per chi rifiuta totalmente il “riduzionismo”[2], inoltre limitare l’espressione della Salute alla vita sensibile costituisce la negazione della Salute, della quale si propone sempre un modello cinetico, mai statico, pertanto transeunte, accidentale, di fatto, come per la concezione dell’OMS, irrealizzabile. Vincolare l’uomo al corpo, alla vita corporea, al flusso energetico-corporeo, e al suo equilibrio dinamico, equivale relegarlo alla dimensione effimera del fenomenico, della corruzione e della morte, ciò implica uno sviamento dal suo Bene e dalla sua Salute, elementi che non attengono ad una condizione del corpo, né al divenire dinamico, ma sono propriamente uno stato permanente dell’essere. Dire poi che, secondo una grossolana visione del naturalismo, “l’uomo e la natura sono indissolubilmente interagenti”[3], oppure che:
“La naturopatia in sintonia con l’olismo esprime un importante concetto naturopatico nel quale si afferma che lo stato di salute si apprende tramite la conoscenza della natura, delle sue leggi, dei suoi processi, e solo un adeguamento a tali regole permetterebbe il vivere salubre”.[4]
comporta una relegazione della Salute e del Bene dell’uomo alla deterministica interazione con la “natura”, intesa nella sua manifestazione fenomenica e corporale, che non attiene alla corretta concezione metafisica della Natura.
Le indicazioni citate si spingono fino a capovolgere il senso della Salute dell’uomo, la quale non è mai adeguamento alle leggi della natura sensibile, ciò può interessare tuttalpiù l’uomo sensibile, se della Natura Universale si avesse un’adeguata cognizione, ma non riguarda l’Uomo in Sé, che deve accordarsi alla sua natura intelligibile, che sovrasta la Natura anche nella sua dimensione universale. L’autentica attuazione della Salute dell’uomo comporta la liberazione permanente e definitiva dal determinismo del Mondo e della Natura, dunque da ogni forma di vita mortale, determinismo in cui invece spingono ad immergersi, senza scampo, la “filosofia” naturopatica e le pseudomedicine olistiche, con il loro orientamento salutistico edonistico e materialistico.
Inutile insistere ulteriormente sugli altri “cardini” delle pseudomedicine naturali e olistiche, come il vitalismo o l’umoralismo, quest’ultimo grossolanamente materializzato, perché quanto abbiamo esposto è già più che sufficiente per “scardinare” alla radice le loro strutture essenziali, per ridurle al niente, ad un edonismo sensistico aberrante, volto allo sviamento dell’uomo dall’autentica Salute.
[1] Melai, A., Trevisani, C., Introduzione alla naturopatia, Milano 2006, pag. 57; Sanfo, V., Naturopatia e competenze del naturopata, Torino 2006, pag. 41; Ambrosi, F., Naturopatia. Dai pionieri al 2000. Padova 1999, pag. 120.
[2] Ambrosi, F., Op. cit., pag. 39.
[3] Melai, A., Trevisani, C., Op. cit., pag. 58.
[4] Sanfo, V., Naturopatia e competenze del naturopata, Torino, 2006, pag. 42.
da L.M.A. Viola, L’Arte Sacra di Esculapio, Forlì 2024
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