La Naturopatia costituisce una delle diverse false medicine contemporanee, la cui natura è completamente estranea a ogni medicina tradizionale. Una delle sue dottrine è basata sulla presunta “visione olistica” dell’uomo da cui deriva una concezione della “salute” come “benessere globale”:

“La Naturopatia è una scienza olistica, in quanto considera l’uomo nella sua totalità e interezza, al contrario della medicina organicista, che pone l’attenzione solo su singole parti del corpo. Essendo olistica, lavora in maniera globale su tutti i livelli dell’essere (fisico, emotivo, mentale e spirituale), evidenziando il collegamento tra mente, corpo e spirito. La Naturopatia considera l’uomo come un sistema che è il risultato di un continuo interagire di sostanze ed energie in ingresso e in uscita, la cui salute dipende dall’equilibrio dinamico mantenuto nello svolgimento dei processi vitali. Inoltre, considera ogni singola parte sia dell’universo che dell’uomo (macrocosmo-microcosmo) come qualcosa in cui è racchiuso il tutto; ogni singola parte contiene perciò l’ologramma originale per cui, riferendoci al corpo, in ogni elemento sono racchiuse le potenzialità dell’intero organismo”.[1]

 

Un’altra definizione ha il tenore seguente:

“Il “sistema uomo” è il risultato di un continuo interagire di sostanze ed energie in ingresso ed in uscita; lo stato di salute, o meglio di benessere globale, dipende dall’equilibrio dinamico mantenuto nello svolgimento dei processi vitali”.[2]

 

Oppure abbiamo ancora:

“Curare l’individuo nella sua integralità significa prendere in considerazione i fattori emozionali, fisici, mentali, genetici, ambientali e sociali che lo riguardano. È il concetto della medicina olistica, cardine della naturopatia”.[3]

 

Alcuni elementi chiave emergono. Dell’uomo viene detto che è “sistema di parti”, non si fa cenno alla sua essenza divina semplice, si fa sempre riferimento all’uomo carnale composto. Si dice inoltre che questo “sistema” è il risultato di “un continuo interagire di sostanze ed energie”, dunque l’uomo è inteso come un ente transeunte, impermanente, in costante divenire, perciò privo di una sua essenza immutabile. Poi si afferma che i processi che caratterizzano il “sistema uomo” interessano sostanze corporee ed energie, queste ultime sono comunque materiali anche se non corporee. Dunque l’uomo della Naturopatia è l’uomo carnale, caratterizzato dal continuo fluire di processi materiali, da scambi in entrata e in uscita di sostanze ed energie. La sua “salute”, identificata col “benessere globale”, fisico, emotivo, “mentale”, “spirituale”, è vincolata al corpo e alla condizione accidentale della vita corporea, per cui è definita come “un equilibrio dinamico” che si mantiene nello svolgimento dei processi vitali. Dunque la “salute”, per i naturopati, non è uno stato dell’animo separato dal corpo, né uno stato dell’anima separabile dal corpo, non riguarda la perfezione degli atti psichici e intellettivi indipendenti dalla vita corporea ed emotiva, come invece la Salute, la Salvs intesa nel suo senso autentico, prevede.

Secondo la Naturopatia, la “salute” è un equilibrio dinamico esprimente la libera circolazione della vita su tutti i “piani dell’essere” (fisico, energetico, psichico, sociale e ambientale) e uno stato di armonia, condizioni che si traducono in una reale sensazione di ben-essere, tanto fisiologico che psicologico[4]. In questa concezione nichilistica e non sostanziale della “salute”, sono evidenti molti elementi che sovvertono e dissolvono il senso autentico di Salute. L’equilibrio dinamico e l’armonia proposti si risolvono nella “sensazione di benessere”, limitata al “fisiologico” e allo “psicologico”. Il benessere viene altrimenti definito da altri esponenti della Naturopatia come: “… la situazione in cui ci si sente in salute nel corpo, nelle emozioni, nei pensieri, nei sentimenti”[5], un’altra volta il benessere è inteso come una sensazione immanente ai dinamismi dell’uomo carnale, perciò il benessere costituisce il contrario della beatitudine, che l’anima realizza quando consegue l’impassibilità separandosi dalla mescolanza col corpo e la vita sensibile.

La “salute” della Naturopatia è una sensazione contingente e soggettiva dell’uomo corporeo, una sensazione che, per istaurarsi, richiede “un equilibrio dinamico” e “un’armonia” dei processi vitali, la presenza delle due cose produce la sensazione di “sentirsi in salute”, cioè la “sensazione di benessere”. Quindi, a parte la petizione di principio, l’unico in grado di dire se c’è “salute” nell’uomo è l’ego sensibile corporeo accidentale, attraverso la sua sensazione soggettiva. Perciò la “salute” è determinata irrazionalmente, sensibilmente, ed è soggetta alla mutevolezza del flusso delle sensazioni, che dipende dalle circostanze accidentali. Il singolo individuo attribuisce il valore di “salute” ad una data condizione sensibile di piacere, in presenza della quale, da sé, stabilisce di essere “sano” a livello corporeo, emozionale, sentimentale e nei pensieri. La condizione “salutare” indicata si limita sempre all’uomo sensibile corporeo, ed è circoscritta al composto psicosomatico carnale, perciò non include tutti i veicoli dell’essere che compongono l’uomo, nonostante le affermazioni in senso contrario, dunque non tratta delle condizioni extracorporee dell’anima separata, né dell’essenza divina dell’intelletto, né del piano della realtà puramente henologica dell’essere unitario e metaeterno dell’uomo, della sua Identità Suprema. Dunque, nella Naturopatia ciò che vi è di più importante per la vera Salute non è neanche minimamente accennato.

La concezione naturopatica della “salute” è di natura sensistica e irrazionale, non è uno status che si realizza razionalmente, né tanto meno intellettualmente, in quanto tale, la “salute” così indicata non ha alcun fondamento ontologico, e pertanto di certezza, ha la consistenza della sensazione effimera ed accidentale dell’individuo, non si eleva nemmeno al di sopra del dominio dell’opinione relativa, ma si riduce ad un’esperienza ancora più irrazionale e inconsistente di questa, di ciò che attiene alla mera congettura opinativa propria alla “medicina scientifica”.

La concezione naturopatica della “salute” è di natura edonistica, dato che la sensazione è ciò che attiene al corpo e, in particolar modo, al coglimento psichico delle modificazioni del corpo o della vita del corpo, come piacere e dolore. Il benessere indicato dai naturopati è una sensazione piacevole di tipo cinetico, neanche di tipo statico, è una forma di piacere dipendente da fattori estrinseci al soggetto, come quelli sociali o ambientali, o quelli del suo corpo. La “salute”, in quanto piacere cinetico, in moto o in divenire, è così una condizione impermanente, sempre precaria ed effimera, senza stabilità, non è uno stato fisso e non si ottiene una volta per tutte. Il mantenimento, o il ripristino del piacere cinetico, chiamato “benessere”, richiede una continua riconduzione degli elementi contingenti, che costituiscono l’uomo psico-vitale-umorale-carnale, ad un fine vago e indeterminato, l’ “equilibrio dinamico” dei processi vitali, un equilibrio che li rende “armonici”, in questa duplice azione si risolve tutta la prassi salutistica naturopatica. Così viene eliminata la concezione della vera Salute, lo stato stabile e permanente nel quale l’anima umana, in prima istanza, si deve portare per realizzare la sua virtvs razionale, la prvdentia, la quale, conseguita con la separazione dal corpo, e dalle condizioni accidentali che la interessano, costituisce il primo grado di impassibilità, nel quale vi è assenza di passio-pathos e fruizione del primo grado di beatitudine.

L’impassibilità beata dell’animo nella vita presente è perciò il primo grado relativo di Salute che esso può realizzare, permanendo ancora relato, ma non coinvolto in alcun modo, con l’esistenza sensibile. La Salute, anche a questo livello elementare, è uno stato permanente, che si consegue grazie all’attualizzazione dell’essenza razionale dell’anima dell’uomo, la quale, solo in questo caso, si può dire effettivamente “essere nel suo bene”, in quanto compie pienamente l’atto conforme alla sua natura. Inoltre si può affermare anche che l’anima, nella sua prima impassibilità, sperimenta autenticamente il “bene-essere”, cioè il suo essere in atto secondo la sua essenza propria. Si tratta di un bene di tipo sovrasensibile, che è colto in maniera infallibile e oggettivo dall’atto compiuto della ragione, che conosce la sua essenza secondo la scienza e la verità.

Nella Naturopatia vi è ignoranza della realtà autenticamente metafisica, ma anche dell’uomo e della natura della sua anima, e, conseguentemente, del suo fine di bene. Così essendo, la Naturopatia non può che sviare l’uomo dal suo proprio bene, per indirizzarlo, nonostante l’ingannevole linguaggio adoperato, al male-essere. La Naturopatia conosce solo l’uomo carnale, l’anima identificata col corpo e rivolta al corpo, alla vita corporea, la distinzione operata circa i “livelli dell’essere” e la correlazione tra i componenti dell’uomo vivente sensibile, non fa altro che evidenziare che i naturopati trattano della condizione catabasica e carnale dell’anima. Inoltre i naturopati invertono la descrizione della natura dell’uomo, così l’animo viene alienato dal suo essere ed è posto, di fatto, alle dipendenze del corpo, in modo che ogni suo atto sia volto alla ricerca di una sensazione di piacere, ingannevolmente definito “bene-essere”, o, peggio, “salute”. Una volta esclusa la prassi che stabilisce l’animo nell’atto conforme al suo essere, ovvero nella sua Salute, l’animo è pervertito nel senso del non essere, verso ciò che per lui significa “essere nel male”, o nel “male-essere”, in quanto viene privato dell’atto del suo essere proprio. Perciò l’indirizzo naturopatico volto al “benessere” sensibile comporta la realizzazione a rovescio della Salute, cioè il costituirsi della malattia radicale e completa.

 

 

[1]                 Melai, A., Trevisani, C., Introduzione alla naturopatia, Milano 2006, pag. 57.

[2]                 Sanfo, V., Naturopatia e competenze del naturopata, Torino 2006, pag. 41.

[3]                 Ambrosi, F., Naturopatia. Dai pionieri al 2000. Padova 1999, pag. 120.

[4]                 Kieffer, D., Fenahman, Le livre blanc de la naturopathie. Contribution pour une santé durable, Gap 2008, pag. 3.

[5]                 Ambrosi F., Op. cit., pag. 120.

 

 

da L.M.A. Viola, L’Arte Sacra di Esculapio, Forlì 2024

 

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