Scuola di Medicina Filosofica Integrale Tradizionale 

La medicina sacra di natura filosofica-religiosa e la medicina moderna di carattere profano e ingannevole

La medicina tradizionale è una scienza e un’arte sacra, di essa va affermata la scientificità integrale, in quanto espressione della scienza metafisica integrale, mentre la cosiddetta “medicina scientifica”, che si contrappone alla medicina tradizionale e si reputa superiore ad essa, non è che un’espressione della più completa ignoranza metafisica. La medicina moderna/postmoderna non è basata sulle “evidenze”, ma è frutto dell’oscurità della conoscenza sensibile ed empirica, alla quale si affidano esclusivamente i suoi sostenitori, dopo aver abbandonato per principio la conoscenza delle cause, la sola scienza possibile, la scienza dell’universale.

Che cos’è ciò che è sempre e non ha generazione? E che cos’è ciò che si genera perennemente e non è mai essere? Il primo è ciò che è concepibile con l’intelligenza mediante il ragionamento, perché è sempre nelle medesime condizioni. Il secondo, al contrario, è ciò che è opinabile mediante la percezione sensoriale irrazionale, perché si genera e perisce, e non è mai pienamente essere[1].

 

Dunque ciò che è immutabile ed eterno è propriamente intelligibile, mentre ciò che è mutevole e temporale è opinabile, è del primo dominio che si può avere scienza, mentre nel secondo dominio vi è solo opinione. La vera scienza è dunque metafisica ed attiene alla realtà permanente dell’Essere, in essa risiede la verità, l’opinione invece attiene al domino fisico-cosmologico, che è esistenza ed apparenza, perciò dipende dal dominio metafisico, come l’opinione dipende dalla scienza, la quale è sempre conoscenza dell’universale. L’opinione dunque è mutevole e incerta, se non è fondata sulla scienza autentica aderisce all’apparenza-illusione e diventa vana ed ingannevole.

Nel Teeteto Platone dice che è l’anima, e non i sensi, che attinge la scienza[2] e che la scienza attiene alla visione delle idee eterne[3] , inoltre afferma che anche le opinioni vere non hanno stabilità ontologica finché non vengono fissate con la conoscenza delle cause[4] . Pertanto tutto ciò che si limita alla empeiria, all’esperienza sensibile, dunque all’empirismo e alla sperimentazione sensibile, non ha alcun vero valore di scienza, perché attiene alla dimensione delle ombre o delle immagini e non riguarda la luce dell’intelligibile[5], che può essere colta solo con la pura intelligenza.

La presunta scienza moderna si è costituita proprio negando la realtà metafisica delle cause trascendenti, allo stesso tempo ha misconosciuto la presenza nell’uomo dell’intelletto sovrarazionale, solo il quale ha la capacità di cogliere le cause intelligibili. In questo modo è stata eliminata la possibilità di attingere la verità e di realizzare la scienza vera. Dopo aver abbandonato la conoscenza metafisica, la scienza moderna ha abbandonato anche la conoscenza fisica tradizionale, non più comprensibile agli studiosi moderni. Una direzione simile ha percorso anche la medicina “scientifica” moderna, la quale ha sostituito alla certezza della Sapienza Divina, relativa all’origine dell’uomo, alla sua natura, al suo fine, al suo Bene, alla sua salute, una serie di “verità probabili”, opinioni basate sulla empiria e sulla congettura, che costituiscono il capovolgimento diabolico e parodistico della prospettiva medica, religiosa e filosofica, tradizionale, e del suo fine di autentica salute, una prospettiva basata sulla certezza metafisica della verità eterna.

La medicina sacra di tipo tradizionale è per sua natura simbolica, mentre la medicina profana moderna è per sua natura diabolica, la prima fonda sulla conoscenza metafisica dell’Essere Eterno, dalla quale procede la conoscenza seconda delle cause della manifestazione universale e individuale e del fine degli enti esistenti, la seconda fonda sulla negazione della conoscenza metafisica dell’Essere e perciò è condizionata dall’illusione del non essere e dall’ignoranza che da esso procede.

La medicina tradizionale individua nell’opera della Ragione Universale il dispiegamento dell’alterità e la costituzione delle ragioni seminali dalle Idee Eterne, ragioni la cui mediazione rende possibile l’immanenza dell’intelligibile nel sensibile. Per la scienza sacra la natura del sensibile è simbolica, perciò ogni ente fenomenico, per essere compreso, deve essere sempre fatto risalire al suo principio noumenico, al suo referente primario, cioè al suo significante intelligibile, del quale è proiezione. Attraverso il principio dell’analogia e fondando sull’azione anagogica, colui che si applica alla scienza sacra esercita la funzione unificante e rilegante propria alla ragione religiosa, la quale viene accordata alla Ratio Universale. Grazie a questa azione di tipo mercuriale-ermetico, ogni effetto è ricondotto alla sua causa, perciò è riletto-rilegato al suo Principio Causale. La lettura e l’interpretazione anagogica dei fenomeni sensibili, in quanto segni-simboli dell’intelligibile, costituisce il fondamento dell’ermeneutica sacra, per la quale l’intero universo fisico è riletto o rilegato al suo Principio Causale Eterno, che è di ordine metafisico. Questa azione anagogica dell’intelligenza riflessa immanente, costituisce l’essenza stessa della re-ligio tradizionale.

È in virtù di una lettura simbolica, rilegante e religiosa, che unifica l’intera sfera transeunte del divenire con la sfera eterna e trascendente dell’Essere, che è possibile intelligere il senso autentico del segno sensibile. Quando il fenomeno sensibile viene separato dal suo significante trascendente ed intelligibile diventa oscuro, la sua ragione d’essere non può essere conosciuta, perciò nemmeno il fine per cui è stato costituito nell’ordine dell’universo.

Il termine simbolo viene dal verbo sym-ballo che significa ‘unisco insieme’, il simbolo costituisce un elemento per il quale due parti vengono riunite insieme, al fine di mettere in luce l’unità originaria. Tradizionalmente il symbolon era una delle due parti di un oggetto, originariamente unito, poi diviso specularmente in due sezioni, le quali, prese da sole, non potevano dare l’idea precisa dell’ente unitario. La figura intera originaria dell’ente poteva essere ricostruita, e dunque riconosciuta, solo riunificando le sue parti divise. La parte spezzata, o separata dall’intero ente, ha però senso simbolico solo quando è unita assieme alla sua controparte e viene riletta nell’unità ricostituita. Perciò può essere definita simbolica quell’azione attraverso la quale viene ricostituita l’unità delle parti al fine di intelligere la parte nell’unità del tutto, precedentemente diviso. Quest’azione è propria di tutte le scienze sacre tradizionali.

L’ente sensibile costituisce la controparte “staccata” di un ente intelligibile unitario, ciò che è “separato” può essere compreso nella sua reale natura solo se relazionato prima, e ricomposto poi, nel suo principio significante. Il fenomeno temporale può essere colto nel suo senso reale solo se è trattato come un simbolo, la controparte dell’ente intelligibile significante. Se l’ente sensibile non è ricomposto nel suo principio intelligibile, se non viene trattato come simbolo, non può essere adeguatamente compreso e dunque conosciuto nel suo essere reale, perciò la sua natura, la sua essenza, e dunque il suo fine, rimarranno sempre oscuri. Resta evidente che solo reintegrato nell’unità originaria della realtà intelligibile l’ente sensibile acquista il suo significato.

L’uomo, in quanto simbolo di Dio, può essere spiegato e compreso solo se riferito a Dio, al suo Principio Eterno. Quando il segno uomo non è trattato simbolicamente, si presta ad interpretazioni erronee, deviate o invertite, la sua natura di effetto non è più relazionata correttamente alla sua causa trascendente, quindi ciò che è fatto ad immagine-simbolo di Dio smarrisce la via della trascendenza, del superamento della sua contingenza. In tal modo l’anima dell’uomo, privata della possibilità di accedere alla conoscenza metafisica del suo vero essere e dunque del suo vero fine, perde anche la possibilità di conoscersi e di liberarsi dal male.

Quando l’ente fenomenico, che ha una polarità duplice, sensibile ed intelligibile, viene interpretato in modo capovolto rispetto alla sua natura simbolica, ad esso viene attribuita una connotazione dia-bolica.

Il termine dia-bolon ha un significato contrario rispetto al termine sym-bolon, esso indica “ciò che separa”, ciò che disunisce, ciò che distingue e allontana dall’unità originaria[6] . In virtù della sua forma ogni ente sensibile è un signvm, cioè sig-nvm, espressione, traccia, sig-, del nume, nm-, dell’attività determinante ed intelligente della mns, della Mens divina. Ciascuno degli enti esistenti è stato fatto segno, è stato “significato” dal suo principio significante, nel quale è riposta l’intelligibilità dell’ente sensibile stesso. L’ente fenomenico è partecipe di una dimensione mediana, perciò è suscettibile di una duplice connotazione, se viene letto rettamente, cioè nell’unità della sua causa, la forma intelligibile, risulta essere symbolon, se invece viene letto perversamente, cioè secondo la sua apparenza sensibile e materiale, e dunque viene separato dalla sua causa formale intelligibile, viene distinto dal suo essere reale, perciò il suo senso rimane nascosto e ad esso se ne sostituisce un altro, erroneo.

Ciò che legge l’ente sensibile come segno dell’intelligibile è la ragione simbolica e religiosa, la quale esercita un’attività ermeneutica analogico-anagogica, sintetica e unificante, che si dispiega nel dominio della scienza sacra. Mediante la lettura simbolica, la ragione religiosa riunisce, rilega il segno immanente al suo significante trascendente. Quando la ragione non è disposta religiosamente esercita un’attività catalogico-catagogica, analitica e separante, dunque opera in modo diabolico e antireligioso, quindi separa illusoriamente l’ente dal suo significante causale, negandogli la natura di segno e specialmente di simbolo. Nel primo caso l’attività simbolica della ragione si dispiega nell’attuazione della scienza sacra o angelica, nel secondo caso l’attività diabolica della ragione si dispiega nella “scienza” profana e demonica.

Quando la ragione nega la sua causa trascendente, nasconde l’unità che essa presenta con l’Intelletto, il suo principio, e con il mondo intelligibile, così esclude la sua natura mediatrice e polare e si ritiene illusoriamente autonoma e indipendente. In tal modo l’accesso alla scienza sacra degli enti, e dunque alla verità della loro natura e del loro fine, è reso impossibile, mentre permane la sola possibilità dell’attività razionale diabolica, mediante la quale la ragione provvede, in ogni suo atto, a “decapitare” l’immanenza, sensibile e fisica, della trascendenza, intelligibile e metafisica. La ragione staccata da Dio e dall’Intelletto si isola nel dominio demonico, retto dal principio diabolico e maligno, inerente la materia. Chi esercita la ragione in modo perverso soggiace alla malia relativa alla diabolicità degli enti alienati e isolati illusoriamente dall’Essere. La ragione opera in modo perverso e diabolico quando eleva l’illusione a verità, l’irreale a realtà, l’accidentale a sostanziale, l’esistenziale a ontologico, ecc., capovolgendo l’ordine dell’Essere. L’azione occultante e velante che produce la ragione ignorante, superba e diabolica  è maligna e ammaliante, chiunque vi sia sottomesso giace nell’illusione e nel male e subisce tutto ciò che una tale situazione allucinatoria comporta.

L’azione diabolica della ragione si esprime specialmente nel separare il divenire dall’Essere, l’anima dall’Intelletto, il sensibile dall’Intelligibile, l’effetto dalla Causa, l’uomo da Dio. Questa azione domina oramai l’umanità intera, nella quale alla scienza sacra tradizionale si è sostituita la pseudoscienza profana, il cui fondamento è costituito dalla negazione del dominio metafisico e intelligibile dell’Essere. Dopo che ha rimosso dal suo orizzonte il senso simbolico degli enti sensibili, la vuota scienza moderna ha ridotto catagogicamente ogni fenomeno alla materia, compiendo così un’azione diabolica in senso diretto e specifico. L’anima dell’uomo che soggiace al potere diabolico della falsa scienza profana è destinata a prendere la via degli inferi, in quanto la via anagogica alla trascendenza, ai superi, le viene negata, per essere sostituita dalla direzione catagogica che la conduce al suo annientamento nel non essere, soggezione al male radicale. Quando la natura simbolica del segno è negata, la possibilità anagogica implicita in esso, nella sua retta interpretazione come simbolo, è annullata, così la contingenza, la separatività, il divenire non possono più essere trascesi, e con essi il male. La falsa scienza, di natura diabolica, ha decapitato l’intero universo sensibile della trascendenza e della intelligibilità, perciò ha negato la conoscenza sacra nella quale è riposta la perfetta conoscenza simbolica del mondo e dell’uomo.

Grazie alla scienza sacra può essere compiuta l’intellezione degli enti determinati, secondo la loro ragione essenziale, questa scienza, fondata sull’Intelletto Divino, è propria alle tradizioni religiose e filosofiche regolari delle diverse civiltà e consente di reintegrare il causato nella causa, di ricomporre l’esistente nell’unità dell’Essere, risolvendo ogni malia. Alla scienza sacra è stata sostituita la “conoscenza” profana, sensibile ed oscura, una falsa conoscenza degli enti che si è costituita mediante un’interpretazione congetturale, fantasiosa ed impropria, dei fenomeni sensibili. La falsa scienza non potrà mai svelare l’effettivo significato degli enti sensibili, perciò non potrà mai consentire all’uomo contingente di conoscersi e di realizzare il suo bene. A causa del suo statuto, la pseudoscienza profana dovrebbe essere definita più correttamente “ignoranza diabolica”, un’ignoranza che si arroga superbamente la conoscenza.

La proposta dell’incontro della tradizione religiosa con la scienza moderna, sostenuta anche da diverse sedicenti “medicine alternative”, equivale a proporre l’incontro della verità con l’illusione. Tradizione religiosa, o anche scienza sacra, e scienza moderna, non sono due verità relative, valide ciascuna nei loro piani, perché la seconda è scienza relativa e quindi illusoriamente valida, perciò non può essere correlata con la vera scienza che non è relativa, ma realmente valida, in quanto non è fondata sull’illusione. L’illusione di conoscenza offerta dalla pseudoscienza moderna deve essere risolta, come tutte le illusioni e le “verità relative”.

Ogni determinazione esistenziale distingue una visione relativa e perciò una proiezione illusoria sulla Realtà Suprema, perciò se si vuole conoscere la verità nella pura oggettività, ogni visione relativa va trascesa, su ogni piano. Se a livello dell’ego sensibile una data conoscenza appare “valida”, essa non ha realmente validità dal punto di vista superiore dell’ego razionale o, a fortiori, dal piano della verità essenziale o persino suprema. Ogni rapporto fra “verità relativa” e verità assoluta è di negazione risolutiva della prima nella seconda, la prima ha la natura dell’apparenza, la seconda ha la natura della realtà.

La Luce della Scienza sacra dissipa la tenebra illudente della “scienza” profana e rende evidente la sua mancanza di qualsiasi validità. La Scienza tradizionale è integrale e comprende tutti i domini, incluso quello contingente, sensibile e corporale, essa consente di “leggere” o “legare” ogni ordine di esistenza nel principio dell’Essere, perciò è scienza “religiosa” per eccellenza. Ogni fisica tradizionale ha le sue fondamenta nella metafisica integrale, in tal modo ogni divenire, ogni esistere, è intelligito secondo verità dall’Ente essenziale o dall’Essere Puro. La fisica e la tecnica moderne costituiscono la sostituzione dell’illusione alla realtà, in quanto i fenomeni e gli enti corporei sono trattati a partire dalla “allucinazione”. Si può dire che la scienza moderna costituisce la percezione illusoria del serpente al posto della corda, e la tecnica e la vita che derivano da essa sono fondate su tale suggestione falsante. La scienza sacra tradizionale è scienza della corda, della realtà, essa fonda il rito, la legge e l’arte che ordinano la civiltà e la persona tradizionali, in ogni loro aspetto, in conformità all’Essere Vero, perciò li radicano permanentemente in Esso.

Le dottrine tradizionali relative ai “gradi” della verità indicano nella Suprema Verità l’unica verità reale e possibile, mentre le “relative” verità sono considerate limitazioni illusorie dell’unica ed autentica verità. Nella tradizione platonica il dominio dove opera la scienza moderna equivale alla “pianura dell’oblio”, alla quale si sovraordina la “pianura della verità”, ove risiede la vera scienza intelligibile eterna. Nella tradizione buddista, Paramartha Satya è la Verità Assoluta, che corrisponde alla Conoscenza Suprema, Sarvaprajna. La Samvrti Satya, la verità con alterazioni o modificazioni, viene considerata frutto di una conoscenza illusoria e apparente, di ciò che è percepito dall’ignoranza, la quale fa apparire essere ciò che non è.

La scienza moderna spoglia del loro significato simbolico gli enti sensibili, perciò non li riconduce, non li rilegge nella loro causa, ciò comporta lo sviluppo di un’azione pervertente, contraria a quella di ogni religione tradizionale. L’interpretazione perversa e diabolica dei segni naturali è fondata su ignoranza e superbia, quando l’ignoranza superba diventa esclusiva e si eleva erroneamente a conoscenza autentica, presumendo di rappresentare l’unica vera conoscenza, l’unica scienza possibile, allora raggiunge il culmine della sua malignità. Nella superbia della pseudoscienza profana, la conoscenza falsa, derivata dall’esperienza allucinatoria del sensibile, viene considerata l’unica conoscenza possibile, tutte le applicazioni che derivano da questa scienza ingannevole o diabolica, sono considerate “scientifiche”, le sole degne di questo nome. L’errore metafisico e l’illusione così costituiti vengono poi imposti a tutti gli uomini, ciascuno dei quali deve ritenere che quanto la “scienza” moderna dice sia l’unica verità possibile. Su questa “verità” a rovescio viene edificata la civiltà odierna, vera e propria civitas diaboli, nella quale il male regna incontrastato in ogni dominio.

La medicina moderna, e specialmente quella postmoderna, sono “scienze” e “arti” in cui si esprime l’azione del diabolon, per via della quale l’essenza divina dell’uomo è negata e la sua anima è condotta verso il basso, verso la materia, fino ad assimilarla al corpo. Per cui possiamo dirle  false medicine in quanto negano l’Essere Divino, la dimensione metafisica e la trascendenza, inoltre negano anche l’Intelletto Eterno, diverse negano poi anche la vera natura dell’anima, altre persino giungono a negare la forza vitale e la natura sottile degli umori. A causa della loro azione diabolica, separativa e alienante, le false medicine riducono l’uomo ad un ente sensibile, persino ad un flusso di elementi corporali impermanenti, togliendo ad esso ogni identità ontologica permanente. Trattato in questo modo, l’uomo viene privato della possibilità di trascendere il divenire e la morte e, dunque, gli viene negata anche ogni possibile realizzazione della vera Salute.

La catalogia analitica, contraria alla direzione sanante propria all’analogia sintetica, è visibile in tutta la sua completezza nella medicina postmoderna, quest’ultima ha frantumato l’unità universale dell’uomo e persino l’unità del suo corpo, costituendo una serie indefinita di specializzazioni cliniche che riguardano solo particolari sistemi o parti del corpo dell’uomo somatico, o addirittura cellule o molecole dello stesso, senza dare più alcuna connotazione simbolica e sacra a questi elementi.

La medicina convenzionale e “scientifica” postmoderna, costituisce la più completa degenerazione dell’autentica medicina, la sua completa sovversione, i suoi esponenti favoriscono l’ultima fase della catabasi dell’anima umana, la quale da essi è condotta alla completa sfigurazione demonica, piuttosto che alla trasfigurazione angelica. Inoltre l’azione massiccia e capillare dei falsi medici, e delle organizzazioni della falsa medicina, funge da sbarramento per un adeguato recupero dell’anima alla via che conduce alla Salute, inoltre distoglie dall’autentica medicina tradizionale con un’azione diffamatoria ingannevole, che genera un’infondata paura nelle masse. La medicina profana ha eliminato l’attività analogica della ragione, e quindi la possibilità della sua elevazione anagogica all’Intelletto Divino, mediante la contemplazione simbolica, questa è la base della disciplina filosofico-religiosa della medicina tradizionale, senza la quale è impossibile ogni percorso alla Salute.

Disconoscendo l’origine metafisica dei fenomeni, la falsa medicina attuale li reinterpreta in modo rovesciato e diabolico, costituita come una parodia della scienza medica sacra e tradizionale, rinchiude chiunque si adegui ad essa nell’allucinazione e dunque nella malattia perpetua. L’anima dell’uomo che si assoggetta al dominio diabolico della medicina profana postmoderna non potrà che sprofondare sempre più nel dominio corporeo, nella parte inferiore dell’esistenza, perciò agli inferi, fino a raggiungere l’ultimo grado della catabasi dell’anima, nella quale si produce il suo annientamento.

Sulla stessa linea della medicina postmoderna si collocano le diverse pseudomedicine naturali, moderne e postmoderne, come ad esempio la “naturopatia”, parodia della medicina naturale tradizionale, e le “medicine olistiche” e spiritualistiche, costituite da sincresi e plagi delle medicine religiose tradizionali, fatte a brani e limitate all’orizzonte dei loro parassiti, per essere impiegate in modo utilitaristico per fini contrari a quelli per cui sono state create. Le medicine religiose tradizionali più saccheggiate sono la medicina cinese e quella indiana. Gli indirizzi salutistici dati dalle medicine spiritualistiche sono i peggiori nel panorama attuale delle diverse “medicine”, ciò che viene propugnato da diverse organizzazioni facenti capo a questi orientamenti costituisce la compiuta realizzazione a rovescia della Salute, perciò l’esito più negativo a cui l’anima può andare incontro[7].

Nelle false medicine non si può parlare di risanamento, sotto ogni profilo, in quanto in esse non è presente la conoscenza della Salvs, né la sapienza medica che consente all’anima di realizzare l’ignizione divina e la palingenesi autentica. Al contrario le false medicine contribuiscono a mantenere l’anima nell’illusione, nell’oblio e quindi nel male, oltre ad accrescere la sua soggezione al male, a diversi livelli.

Diversi falsi medici, dietro le sembianze di benefattori, nascondono le peggiori insidie, questi agenti dell’azione velante, ammaliante e diabolica, accrescono il male del soggetto con ogni loro operazione. La medicina e il medico, che si pongono fuori dalla tradizione sacra, sono soggetti a fallire; la cura dell’uomo, più o meno globale, che essi presentano non è che illusione. Ogni indicazione medica che non conduce alla perfezione di sapienza, secondo l’indirizzo integrale della religione e della filosofia tradizionale, è erronea e maligna, perciò conduce l’anima allo smarrimento, impedendogli di realizzare la vera Salute.

 


[1] Platone, Timeo, 27d-28a.

[2] Platone, Teeteto, 184c.

[3] Ibidem, 203c.

[4] Platone, Menone, 98a.

[5] Platone, Repubblica, 511a.

[6] Viola, L.M.A., Religio Aeterna, vol.I, Forlì 2004. Cap. XVII Harmonia Mvndi. Analogiasintema, simbolo, immagine, pag. 211.

[7] Viola L. M. A Nel nome di Apollo Medico, Vol. II, Forlì, 2010.

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