Scuola di Medicina Filosofica Integrale Tradizionale 

Medicina religiosa e medicina filosofica

La tradizione religiosa romano-italiana definisce l’immanenza dell’Ordine Divino nell’ambito civile, Salvs Pvblica, la quale implica la perfetta attuazione della Pax e della Ivstitia, in ogni ordine ed istituzione della società civile. La Salvs Pvblica può essere costituita e resa possibile solo da un princeps, optimvs gvbernator, che presenti in sé la salute autentica. Il reggente della città religiosa tradizionale è una personalità divina che dispone di Sapientia-Salvs, oppure è una persona legittimata da un mandato divino per governare, chi presiede al governo civile è dunque un sapiente divino o un mediatore della sapienza divina. Il governo civile, svolto da personalità così qualificate, mantiene la presenza dell’Ordine Divino nel mondo civile e dunque costituisce e conserva la Salvs Pvblica, inoltre consente a tutti i cittadini di partecipare all’Ordine Divino e alla relativa Pace, infine permette loro di compiere liberamente l’itinerario alla beatitudine perfetta, fine ultimo di ogni uomo. Un ente civile tradizionale normale possiede un ordinamento costituzionale, giuridico e sociale, finalizzato alla realizzazione della sapientia, dello stato di perfezione dell’animo, perciò ogni istituzione favorisce il compimento della salute essenziale della persona individuale, la quale è fondamentale per ottenere la Salvs Pvblica, Sommo Bene dell’ente civile.

In ragione dell’inviluppo catabasico dell’umanità, le civiltà religiose tradizionali hanno conosciuto nei secoli diverse fasi di decadenza e relative crisi, a causa delle quali si sono prodotti progressivi degradi del loro stato di perfezione originale. Una prima decisiva opposizione dell’elemento umano all’elemento divino, che ha sempre retto l’ordine civile-religioso nelle società tradizionali, ha avuto origine in diverse civiltà fra l’VIII e il VI secolo a.C. La prima insorgenza delle plebi o del demos, nei confronti del patriziato o delle aristocrazie, che reggevano in modo sapiente le costituzioni politiche e gli ordini sociali tradizionali, ha costituito l’origine di tutte le rivoluzioni sovversive successive. Il retto ordine civile e personale venne messo in pericolo, la città e l’uomo correvano il rischio di perdere la loro conformità alla Legge Divina, perciò si produssero delle reazioni da parte delle personalità religiose autorevoli che custodivano la sapienza divina e la politica sacra e governavano religiosamente le città. Fra il VI e il IV secolo a.C., grandi figure di sapienti, aventi funzioni provvidenziali, operarono per arginare il declino delle civiltà tradizionali e per contrastare la loro sovversione in senso profano e umano. Per conservare la Sapienza Divina Integrale e, allo stesso tempo, per fornire alle costituzioni politiche dei governanti capaci di custodire la Salute Pubblica nella sua pienezza furono costituite istituzioni atte a questo scopo.

Pitagora, epifania integrale del Dio Apollo, raccolse e riordinò in una specifica sintesi provvidenziale il sapere misterico e sacerdotale delle diverse tradizioni religiose mediterranee e fondò la scuola iniziatica italica di Crotone. La scuola aveva come fine primario la formazione del sapiente, politico e medico, della persona la cui conoscenza del Divino consentisse di attuare la Salute Pubblica e privata. La sapienza politico-medica pitagorica era ottenuta mediante l’iniziazione completa ai misteri divini, un’iniziazione che comprendeva l’acquisizione sia dell’arte medica che dell’arte politica, il possesso unificato di queste arti costituiva il fondamento per l’attuazione del Bene nella persona umana e nella città. La missione provvidenziale pitagorica si volgeva, attraverso tale indirizzo, alla rigenerazione delle aristocrazie religiose e civili delle città italiche e greche. L’influsso della scuola crotoniate si sviluppò in breve tempo fino a Roma e produsse effetti fondamentali sulla nobilitas romana, in virtù dei quali l’élite religiosa procedette alla ridefinizione della prassi civile.

Nella tradizione pitagorica si colloca la funzione di Platone. Il Maestro ateniese elaborò in maniera compiuta la prima “filosofia politica” di tipo religioso e tradizionale, nella quale egli mostrò, specie nel dialogo Repubblica, la corrispondenza esistente fra la città  e la persona, fra la giustizia civile e la giustizia dell’anima[1] , fra il Bene Pubblico e il Bene personale. Quest’ultimo coincide con il possesso della perfetta sapienza, fondamento della compiuta giustizia nell’uomo. Platone affermò sempre l’inscindibile unità del Bene Pubblico e del Bene privato, perciò sostenne che la realizzazione del Sommo Bene dell’animo non può essere perseguito al di fuori del Sommo Bene Pubblico, politico e religioso. Secondo il Maestro ateniese l’opera benefica della persona sapiente e virtuosa può attuarsi solo nella perfetta costituzione politica, in quanto la sapienza può dispiegarsi, nella pienezza della giustizia, solo in quella situazione politico-religiosa nella quale l’Ordine dell’Essere Divino può essere attuato senza ostacoli e avversioni.

Aristotele, da ultimo, riaffermò decisamente l’unità inscindibile dell’ordine civile e dell’ordine personale, ed individuò nella città giusta, retta dal sapiente, il solo ente nel quale può essere attuata la pienezza del Bene Pubblico e privato. Lo stagirita ribadì che solo nella città divinamente regolata è possibile evitare la sovversione prodotta dall’individualismo umano e la deviazione in senso materiale della persona e della società. Secondo il Filosofo ogni energia deve essere spesa per difendere o per restaurare l’ordine politico e religioso giusto, tradizionale, solo nel quale la persona trova l’autentica possibilità di attuare il vero Bene, in accordo con la realizzazione del Sommo Bene comune.

Le personalità divine di cui abbiamo parlato, Pitagora e Platone, nel contesto della loro funzione provvidenziale hanno ridefinito in modo filosofico la religione tradizionale e la medicina religiosa che in essa ha il suo fondamento. Rimanendo fedeli alla tradizione sacra, essi hanno trattato della formazione dell’uomo integrale, del sapiente divino, che è allo stesso tempo anche il perfetto reggente dell’ordine civile, in questo modo hanno definito la realizzazione del Sommo Bene dell’animvs, dell’essere dell’uomo e dunque dell’autentica Salvs. Il sapiente è l’unico che può conservare la perfetta integrità dell’ordine civile e religioso tradizionale, dunque della Salvs Pvblica, egli è il solo che può svolgere l’esercizio della giustizia perfetta.

Ogni civiltà tradizionale è di tipo anagogico e anabasico, in essa ciascun uomo-cittadino finalizza ogni sua azione alla perfezione dell’atto del suo essere, perciò ordina la sua vita alla piena realizzazione della sapientia, dalla quale procede la ivstitia. Attraverso stadi progressivi di formazione-educazione corporea, animica, intellettuale, la cultura religiosa e civile conduce alla piena attuazione della hvmanitas integrale.

Il più nobile degli animali esistenti sulla terra è l’uomo, sicché risulta chiaro che l’uomo è generato per natura e conformemente a natura. Se dunque

1) il fine è sempre migliore della cosa (perché tutto si genera in vista dello scopo e il “ciò per cui” è sempre migliore e il meglio di tutto), se poi

2) il fine conforme a natura è ciò che viene raggiunto per ultimo nel processo del divenire, quando questo si sviluppi con continuità fino al compimento; se inoltre assumiamo

3) che nell’uomo prima giunge a compimento il corpo, e soltanto in seguito ciò che concerne l’anima, e che il compimento di ciò che è migliore è sempre successivo alla sua generazione; se dunque assumiamo che

4) l’anima viene all’essere sempre dopo il corpo, e che a sua volta all’interno dell’anima la facoltà dell’intelletto viene all’essere per ultima (poiché vediamo che questa per natura è l’ultima che si origina nell’uomo, e questa è la ragione per cui l’unico bene il cui possesso la vecchiaia reclami);

5) ammesso tutto questo, allora l’attualità dell’intelletto è per natura il nostro fine, ed il suo esercizio costituisce lo scopo ultimo, in vista di cui siamo nati. Posto che noi siamo stati generati conformemente a natura, è allora anche chiaro che esistiamo per intelligere ed imparare[2]

Il sistema educativo pitagorico-platonico costituisce la rielaborazione filosofica del sistema educativo su cui erano centrate civiltà religiose tradizionali come quella greca e quella romana. La cultura filosofica si prefigge la realizzazione della sophia-sapientia, dalla quale procede l’attuazione della simmetria-isonomia psico-fisica dell’edificio microcosmico della persona. Lo stesso sistema, tradotto nel piano della paideia-hvmanitas medico-filosofica e civile classica, mediante l’esercizio della disciplina sapienziale unita all’ascesi morale e corporale, fu finalizzato alla realizzazione dell’ottima costituzione regale-sapienziale dell’uomo, una costituzione che corrisponde, per analogia alla costituzione della città perfetta.

La paideiahvmanitas costituisce la cultura integrale dell’uomo, la via che  riattualizza la divinità essenziale del principio dell’anima e conduce l’uomo alla perfezione, rendendolo assolutamente sapiente e giusto.

L’uomo divinizzato mediante la sapienza è l’uomo assolutamente sano, mentre l’uomo assolutamente ignorante e ingiusto  è l’uomo radicalmente malato, i cui tratti caratteristici sono la radicale ignoranza metafisica e la smisuratezza delle sue azioni, caotica e priva di intelligenza. Egli soffre il male della sua superbia e si dedica alla sensazione piacevole, in tal modo fa una vita contraria alla Sapienza Divina e non pratica l’assimilazione a Dio, alla Misura dell’Essere.

Se l’uomo non pratica la paideia-hvmanitas non può mai realizzare la salute, né può mai agire secondo giustizia, quella giustizia che è propriamente l’immanenza dell’Intelletto Divino nell’anima e nella città, e che per l’una e per l’altra deve essere considerata la loro salute. Quando la salute è presente, il corpo civile e quello personale presentano la loro l’ottima costituzione.

La giustizia, fondata sulla sapienza, è l’unico scopo che l’anima deve realizzare, perché è l’unico atto conforme alla sua natura, kata physin, mentre l’ingiustizia è contraria alla natura dell’anima, è para physin. L’uomo compie una vita retta e secondo natura solo quando ordina ogni suo atto alla sapienza, da cui deriva la giustizia, lo stesso vale per il governatore civile, il quale deve fondare ogni istituzione nella città sulla Sapienza Divina, affinché sia costituita in essa la Giustizia Divina. Il governante è retto se fonda la vita dei cittadini sull’educazione alla sapienza, in modo tale che siano prodotti cittadini sapienti e giusti, cioè sani. Grazie ad essi la Sapienza Divina è resa immanente in ogni istituto sociale e con essa la vera Giustizia. Altri indirizzi sociali o civili costituiscono una deviazione, perché sono fondati sull’ignoranza del bene dell’uomo e della città, perciò sono causa di mali indefiniti, dai minori ai maggiori.

Occorre dunque stabilire il retto ordine nell’educazione e nel governo, affinché non prevalga il senso sull’intelletto e gli uomini non si pongano come fine di vita l’economia e il piacere, piuttosto che la sapienza e la beatitudine. Se l’ordine della retta costituzione personale e civile non è rispettato, fino ad essere capovolto, nella società e nell’anima si fa strada l’ingiustizia e si diffonde ogni genere di male, quel male che ha la sua origine nel predominio improprio di una parte che normalmente deve stare subordinata ad altre parti superiori.

«Allora, – ripresi –, dati per chiariti i concetti di ingiustizia e di giustizia, non risulterà pure ben evidente il significato del fare ingiustizia, dell’essere ingiusti, o, per altro verso, del comportarsi giustamente?».

«E come?».

«Perché – spiegai – si dà il caso che non ci sia alcuna differenza rispetto alle cose sane

e a quelle infette: come queste stanno nel corpo, così quelle stanno nell’anima».

«In che senso?», domandò.

«Quelle sane generano salute, quelle infette, malattia.»

«Sì».

«In tal modo i giusti comportamenti producono giustizia, e quelli ingiusti ingiustizia».

«Fatalmente».

«Ma, creare condizioni di salute significa far sì che le parti di un corpo dominino o

siano dominate in conformità alla natura; invece creare condizioni di malattia vuol dire

farle reciprocamente comandare oppure ubbidire contro natura.».

«È evidente», disse.

«La virtù, dunque, a quanto risulta, sarebbe una specie di salute, di bellezza, di

buona forma dell’anima; il vizio, al contrario, sarebbe la malattia, la bruttezza e la

fiacchezza»[3].

Quando una facoltà inferiore dell’anima assume il dominio su una facoltà superiore, così come quando un ordine sociale inferiore si ribella ad un ordine sociale superiore e lo sottomette, si ha la sovversione nell’ordine personale e civile, così si stabiliscono l’ingiustizia e la malattia, particolare e generale. Ad esempio, un uomo edonistico e una città economicistica rappresentano, nell’ambito personale e civile, la completa sovversione dell’ordine normale dell’uomo e della città, come tali esprimono la medesima ingiustizia e allo stesso tempo la più grave malattia. Quando l’edonismo e l’economicismo vengono radicalizzati, le facoltà dell’anima e gli ordini sociali sono subordinati a questi fini, in tal modo si stabilisce la tirannide, nell’anima e nella città, la quale equivale alla completa inversione di ogni ordine retto e normale del governo, perciò comporta la negazione dell’essere e del Bene, per far regnare il nichilismo e il male radicale, il caos e l’anarchia. Con la completa inversione della sua rettitudine, l’uomo perde totalmente la eudaimonia-beatitvdo, per sprofondare nella completa kakodaimonia-malitvdo, dunque nel contrario della salute e della felicità, uno stato che caratterizza l’uomo ingiusto e l’ingiusta città.

L’uomo è veramente beato, felice e sano, quando possiede sapienza e giustizia, ogni limitazione o mancanza della sua salute genera privazione, perciò sofferenza, malattia e infelicità. La ragione costituisce il principio attraverso il quale l’uomo giunge alla salute, alla sapienza. Costituendo il dominio della ragione l’anima si sottrae dalla soggezione al corpo e si subordina all’intelletto. Ogni azione deve essere compiuta per costituire la retta ragione, la sola capace di condurre l’uomo al bene e al giusto, dunque alla sua salute propria[4].

Il vero bene, la vera beatitudine, e dunque anche la felicitas, si ottengono solo con la sapientia, nella quale l’anima realizza l’identità con l’Essere Divino più beato. L’uomo che non conosce il vero bene, che manca anche della retta opinione circa il bene, non ha alcuna possibilità di avere scienza dell’ordine delle parti dell’anima, e perciò della giustizia, sarà ingannato e si impegnerà continuamente a seguire il desiderio e a ricercare il piacere, perciò sprofonderà nella malattia e nella infelicità. Nessuna cura del corpo dà pace e beatitudine, mentre si generano con la cura dell’intelletto, perciò nella vita retta, sana, tutte le azioni vanno subordinate all’atto dell’intelletto, in tal modo si realizza la vita vera, buona, sana e perfetta.

Con lo sviluppo pitagorico-platonico della cultura della persona integrale, prese forma l’arte medica di tipo filosofico-politico tradizionale, questa arte ha costituito la misura divina originale della tradizione medica occidentale e della via alla salute, pubblica e privata. L’arte della medicina filosofica è stata custodita e difesa nei secoli dai suoi adepti, come misura dell’ortodossia dell’arte medica e criterio di verità e perfezione per la pratica della Salute, attraverso di essa è possibile giudicare tutte le opere mediche, filosofiche e politiche, che si sono succedute nei secoli fino ad oggi.

La cultura filosofica pitagorico-platonica vuole che la persona sia educata, nell’ordine, dalla ginnastica, dalla musica[5] e dalla filosofia, perché ciascuna persona deve “accordare” perfettamente l’anima individuale all’Anima del Mondo, affinché sia realizzata la perfetta armonia con l’Ordine Divino Universale del Logos-Nous. La persona deve perciò essere curata o disciplinata in tutte le sue parti, perché la sua giustizia si attua solo nel completo accordo delle facoltà della sua anima con l’Ordine Divino, un ordine che immane in essa quando l’intelletto, divenuto sapiente, la misura perfettamente secondo l’Essere. Perciò solo la realizzazione della sapienza, mediante la cultura filosofica, conduce l’anima all’isonomia, permettendole di attuare il Sommo Bene.

La tradizione integrale e unitaria della medicina filosofico-religiosa, volta a preservare e/o ripristinare la Salute Pubblica e privata, ha dunque la sua origine nella fondazione pitagorica e la sua completa sistematizzazione nell’opera platonica. La fedeltà a questa tradizione plurimillenaria costituisce la base indispensabile della conservazione della sapienza medica, filosofica e politica, nei secoli. Con il trascorrere del tempo, la tradizione divina completa si è conservata in un dominio sempre più limitato e aristocratico, mentre diverse personalità hanno deviato dalla tradizione originale e hanno contribuito a diffondere una medicina limitata e poi corrotta, nella quale non era più evidente la natura e il fine della vera medicina. Il degrado progressivo della vera medicina ha portato ad un sovvertimento dei suoi principi, fino al punto in cui la vera medicina è stata sostituita con la sua parodia attuale. Un numero di persone sempre più ristretto è riuscito a custodire i misteri integrali della Salute nei secoli, organizzazioni sempre meno accessibili alle masse e al grande pubblico si sono fatte portatrici dell’autentica tradizione medico-filosofica. L’Associazione Igea è un’istituzione che testimonia la presenza della tradizione integrale della medicina filosofico-religiosa pitagorico-platonica nel tempo attuale, la medicina propriamente italica, che costituisce la matrice della medicina occidentale europea.

 


[1] Platone, Repubblica, II, 369e.

[2] Aristotele, Protr., B17.

[3] Platone, Repubblica, IV, 444c-e.

[4] Platone, Repubblica, IV, 442c.

[5] Platone, Leggi, VII 795 d.

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